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Fed ancora più prudente sui tassi

La Federal Reserve ha rallentato a ragion veduta la propria marcia verso nuove strette di politica monetaria, mettendo a punto una necessaria risposta alle difficoltà economiche e finanziarie emerse sul palcoscenico globale. Cioè a un clima internazionale che impone tuttora di «procedere cautamente», perché «bisogna tener conto delle potenziali ricadute» di turbolenze che a più riprese hanno caratterizzato l’inizio dell’anno.
Janet Yellen ha difeso ieri le scelte prudenti adottate dalla Fed e criticate invece da alcuni come troppo incerte, che dopo aver dato il via ad una stretta sui tassi di interesse lo scorso dicembre l’hanno poi fermata e di recente hanno ridimensionato – da quattro a due – le previsioni di ulteriori rialzi nel corso del 2016. «Davanti ai rischi per l’outlook – ha detto il presidente della Banca centrale parlando all’Economic Club di New York – ritengo che sia appropriata la cautela nel correggere la rotta di politica monetaria». Una presa di posizione che è sembrata anche voler “correggere” dichiarazioni più ottimistiche e aggressive rilasciate al contrario negli ultimi giorni da più dI un suo collega.
La Fed, stando al suo timoniere, rimane sempre in grado di far rapidamente scattare una stretta qualora di verificassero accelerazioni dell’economia. Ma Yellen, pur citando come positivo l’andamento di occupazione, consumi e settore immobiliare, ha definito come «miste» le indicazioni fornite nell’insieme dall’economia sulla propria forza durante il primo scorcio del 2016, a cominciare da un’inflazione che dovrebbe rimanere ben al di sotto del tasso auspicabile del 2 per cento. E ha suggerito che anche nei prossimi anni potrebbero rivelarsi necessari unicamente incrementi graduali del costo del denaro. La politica monetaria delle economie avanzate peraltro – ha sottolineato Yellen – non ha ricevuto molto aiuto dalle politiche di bilancio.
I mercati sono stati incoraggiati dalle parole del presidente, con l’attenzione che hanno mostrato alla fragilità di economia e piazze finanziarie. Tra gli operatori dei future una stretta al prossimo vertice di aprile appare ormai quasi impensabile – ha chance del 7% – mentre è a questo punto ipotizzabile in settembre. Abbastanza lontana perché gli indici azionari guadagnassero terreno – +0,5% il Dow Jones e +0,7% lo Standard & Poor’s 500 – e perché retrocedessero al contrario i rendimenti dei titoli del Tesoro, con i decennali scesi all’1,82% dall’1,87 per cento. Il dollaro ha ceduto passando da 1,12 a 1,13 sull’euro.
Nell’affrontare in maggior dettaglio il ventaglio delle preoccupazioni della Fed, Yellen ha citato esplicitamente il cambiamento di percezione della ripresa avvenuto tra dicembre e marzo: ci siamo trovati al cospetto, ha indicato, di «un passo leggermente più debole della crescita internazionale», inferiore quest’anno «a quanto inizialmente pronosticato». Ha poi sottolineato le prospettive «più incerte per l’inflazione in parte a causa degli stessi rischi per la crescita economica». E ha aggiunto che «nella misura in cui la recente turbolenza dei mercati finanziari segnala un’accresciuta probabilità di ulteriori frenate all’estero, i prezzi del petrolio potrebbero ricominciare a scendere e il dollaro potrebbe nuovamente risalire».
La lezione dell’estate scorsa, quando proprio le turbolenze globali crearono seri pericoli di contagio e bloccarono temporaneamente in autunno la prima stretta della Fed, è ben presente a Yellen: «Gli sviluppi globali pongono rischi persistenti, che sembrano aver contribuito alla volatilità dei mercati finanziari alla quale abbiamo assistito sia la scorsa estate che in mesi recenti».
Yellen ha tenuto a evidenziare che i danni all’economia americana provocati dalla debolezza globale appaiono limitati e sono stati attutiti proprio dal diffondersi di una maggio cautela sulla direzione di tassi d’interesse, vale a dire «da revisioni al ribasso delle attese di mercato sulle strette di politica monetaria» che hanno tenuto bassi i tassi a lunga e aiutato di conseguenza la spesa al consumo. Ma se questa è testimonianza di un probabile contenimento di un contagio per l’espansione statunitense, ha avvertito Yellen, «un simile giudizio è oggetto di considerevole incertezza».

Marco Valsania

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