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Fed aggancia i tassi all’occupazione

La Fed corre in aiuto di un’economia americana che giudica tuttora troppo debole e a rischio, facendo scattare nuove misure di stimolo più aggressive del previsto: partirà da gennaio l’acquisto di 45 miliardi di dollari al mese in titoli del Tesoro a lunga e media scadenza. Una mossa di quantitative easing che aumenterà i suoi interventi mensili nel 2013 a 85 miliardi, compresi i 40 miliardi in bond garantiti da mutui che già vengono comprati da settembre. Ma c’è di più. La Fed ha annunciato ai mercati un’imprevista rivoluzione di trasparenza in politica monetaria: ha sposato espliciti target economici – una disoccupazione scesa almeno al 6,5% con l’inflazione a uno o due anni entro il 2,5% e future aspettative sui prezzi «ben ancorate» – per determinare qualunque stretta sui tassi d’interesse. Finora si era limitata a promettere un costo del denaro vicino allo zero fino a metà del 2015. Verrà lasciata decadere in dicembre come previsto, invece, l’Operazione Twist, che “scambiava” titoli a breve per Treasuries a lunga.
Il presidente della Fed Ben Bernanke, nell’ultima conferenza stampa dell’anno, ha spiegato che la svolta «sosterrà la fiducia» e «renderà la politica monetaria più chiara al pubblico». Il legame tra tassi e target economici, dentro la Banca centrale, era in discussione dal 2011. Una decisione, davanti alle resistenze dei falchi anti-inflazione, sembrava però destinata a slittare. L’improvvisa accelerazione dimostra al contrario come Bernanke e le colombe favorevoli agli stimoli abbiano oggi saldamente in mano la leadership. Il target d’inflazione al 2,5%, oltretutto, è superiore di mezzo punto al livello considerato auspicabile dalla Fed. E Bernanke ha aggiunto che la gestione sarà flessibile: il raggiungimento di uno solo degli obiettivi, disoccupazione o inflazione, non farà necessariamente scattare rialzi dei tassi. Anche il nuovo piano di acquisti di Treasuries, è modificabile: il tetto di 45 miliardi viene definito «iniziale».
La paura della Fed – che con il rafforzamento del quantitative easing farà lievitare il suo bilancio verso i 4mila miliardi – è stata espressa nel comunicato redatto al termine di un vertice di due giorni. «Rimaniamo preoccupati che, senza una politica sufficientemente accomodante, la crescita non sarebbe abbastanza forte da generare sostenuti miglioramenti nelle condizioni del mercato del lavoro». Una posizione «estremamente accomodante», quindi, «rimarrà appropriata per un periodo considerevole dopo la fine del programma di acquisti di asset e dopo un rafforzamento della ripresa». La diagnosi di un’economia in affanno ha trovato conferma nell’aggiornamento dell’outlook: la crescita, tra 1,7% e l’1,8% nel 2012, sarà del 2,3%-3% nel 2013, del 3%-3,5% nel 2014 e del 3%-3,7% nel 2015. La disoccupazione, oggi al 7,7%, potrebbe scendere ma rimanere alta, al 7,4%-7,7%, l’anno prossimo. Al 6%-6,6% scivolerà solo nel 2015 per tornare nel lungo periodo al 5,2-6 per cento. L’inflazione non desta timori.
Ulteriori incognite, per Bernanke, arrivano dal fiscal cliff, i tagli di spesa a aumenti delle tasse automatici che nel 2013 minacciano di causare una recessione in mancanza di compromessi tra Casa Bianca e Congresso finora elusivi: Obama ha presentato una nuova proposta ai repubblicani, con 1.400 miliardi di nuove entrate anziché 1.600 e una semplificazione delle imposte aziendali. E a una conferenza del New York Times i chief executive di due grandi banche, Jamie Dimon di JP Morgan e Lloyd Blankfein di Goldman Sachs, hanno a loro volta invocato un’intesa.
La Banca centrale ha di recente varato anche inedite misure a difesa della stabilità del sistema finanziario, vietando di fatto ai maggiori istituti di procedere con nuove acquisizioni. È tuttavia il sostegno alla crescita a restare il pilastro delle sue politiche. Una scelta che fa ormai parte di uno sforzo collegiale delle grandi banche centrali mondiali per evitare nuove catastrofi, laddove invece i governi hanno faticato a cooperare sulla politica fiscale e di spesa. Il Wall Street Journal ha messo in luce i retroscena di questa collaborazione informale tra banchieri, risultata in iniezioni di liquidità da 11mila miliardi: è stata forgiata in cene segrete a Basilea ogni due mesi presso la Bri. E si avvantaggia del fatto che alcuni dei protagonisti hanno un passato al Mit, da Bernanke a Mario Draghi e Mervyn King, dove aveva preso quota l’idea che le banche centrali potessero rendere meno drammatiche le crisi.

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