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Febbre da spesa d’arte

E pensare che solo qualche tempo fa si parlava di crisi imminente del mercato dell’arte. Niente di più falso. La compravendita di opere d’arte sta vivendo la sua fase più luminosa, ben oltre i record pre crisi del 2008. Investire in arte oggi è redditizio, oviamente ci sono comparti più certi e altri più speculati, ma cambiando l’ordine degli addendi il risultato non cambia.

Da un punto di vista dell’offerta, il contemporaneo e l’antico viaggiano su due binari sempre più distanti. Questo perché la disponibilità di opere importanti e di qualità nel settore dell’antico si è assottigliata tantissimo. L’investimento in arte non può basarsi solo sull’analisi dei numeri ma anche sulla qualità e l’importanza storico-artistica dell’opera.

Old Masters

Cominciando dall’arte antica, quella degli Old Masters, è possibile identificare un trend moderatamente positivo per il primo semestre dell’anno. Ricordando sempre che gli Old Masters rappresentano poco più del 10% del mercato complessivo. Moderno e contemporaneo, secondo una ricerca del gruppo Arts Economics, costituiscono il restante 75%. Nel mondo dell’antico non sono presenti molti brand-artists, come accade nel Contemporaneo, ma quando questi vengono presentati al mercato, i risultati sono sempre importanti.

Per quanto riguarda ad esempio gli italiani, il settecento delle vedute si conferma periodo molto ben commerciabile. Per un buon olio di Canaletto occorre un investimento oltre i due milioni di euro. Si scende intorno al milione per un dipinto interessante di autore riconosciuto tra il ‘400 e ‘500. Deroghe a queste generalizzazioni sommarie sono l’attribuzione certa e l’eventuale notifica (impossibilità di esportazione permanente, fuori dal territorio italiano, decisa ad hoc dalla Soprintendenza). Oltre alle aste di Christie’s e Sotheby’s a Londra le occasioni per i collezionisti interessati a queste opere non mancano: il Brafa di Bruxelles a gennaio, il Tefaf di Maastricht a marzo oppure la Biennale de Antiquaires di Parigi a settembre. Per quanto riguarda arredi e oggetti da collezione, porcellane e maioliche, statue e sculture, anche in questo caso è la qualità che paga. Per portafogli più snelli, una visita al Gotha di Parma sempre a novembre potrebbe placare le voglie del collezionista.

Impressionisti e Moderni

Facendo un salto di alcune centinaia di anni si arriva agli Impressionist & Modern, i maestri dell’800 e del primo ‘900, notoriamente amati e apprezzati da un largo collezionismo che spazia dall’America all’Estremo oriente. I risultati del semestre lasciano pochi dubbi, acquistare arte impressionista è come incassare un assegno circolare. L’opera più apprezzata dal mercato primaverile è stata certamente la meravigliosa Muse endormie di Constantin Brancusi, una testa in bronzo patinato con foglia d’oro, del 1913, passata di mano da Christie’s a New York per ben 57,4 milioni di dollari. L’artista intagliò la versione originale di marmo nel 1909-1910, il bronzo, stimato tra 20 e 30 milioni di dollari, è stato venduto superando il precedente record di asta di 37,3 milioni di dollari per l’artista, fissato alla vendita della strepitosa collezione di Yves Saint Laurent sempre da Christie’s nel 2009. Anche il ritratto di Dora Maar, Femme assise, robe bleue, realizzato da Picasso nel 1939 è volato altissimo. La vendita si è aperta a 35 milioni di dollari e rapidamente è diventata una battaglia tra il presidente del settore Arte contemporanea d’Europa di Christie’s, Francis Outred e Rebecca Wei, presidente di Christie’s Asia. Wei ha vinto il lavoro per il suo cliente per 45 milioni di dollari.

Post war e Contemporary

Il contemporaneo rappresenta infine la piazza più importante di tutte in termini di fatturato. La più apprezzata, la più pagata, la più speculata. Terreno di grandi tycoons e nuovi billionaires di tutto il globo, che si sfidano a rilanci milionari per imporre il loro primato nella classifica. Una vera e propria corsa all’oro, che si misura però in dipinti (la scultura rappresenta una fetta molto modesta di tutto il comparto).

Vederli in azione è possibile alle grandi fiere, Art Basel in Svizzera a giugno su tutte, a Frieze London, a Miami, e chiaramente alle vendite americane di Post War & Contemporary. Il 19 maggio scorso è stato registrato il più grande record della stagione: da Sotheby’s New York, un collezionista ha speso ben 110,5 milioni di dollari per Untitled, un olio di Jean Michel Basquiat del 1982. Il dipinto raffigurante un grande teschio stato acquistato dall’uomo che per sua ammissione ama Basquiat più di ogni altra cosa al mondo: Yusaku Maezawa, uno dei 50 uomini più ricchi del Giappone, fondatore dei centri commerciali ZOZOTOWN. Basquiat è entrato così a far parte di quella brevissima lista di artisti che hanno superato i 100 milioni di dollari assieme a Modigliani, Picasso, Giacometti e Bacon. (riproduzione riservata).

Giacomo Nicolella

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