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Fca,1500 nuovi posti a Melfi con i contratti del Jobs Act Obiettivo: 5 milioni di auto

Millecinquecento posti di lavoro aggiuntivi a Melfi. Oltre mille saranno nuovi contratti interinali, destinati a diventare in breve tempo il primo consistente gruppo di nuovi assunti con il contratto a tutele crescenti previsto dal Jobs Act di Matteo Renzi. Altri 350 saranno invece dipendenti degli stabilimenti di Pomigliano e di Cassino, temporaneamente in trasferta in Basilicata. L’aumento degli organici è conseguenza «del successo superiore alle aspettative della Jeep Renegade », come spiegano Sergio Marchionne e John Elkann in conferenza stampa al Salone di Detroit. La kermesse americana è dunque occasione per un annuncio molto italiano, a dimostrazione dell’impronta davvero globale che il Lingotto intende dare alle sue mosse.

«Oggi abbiamo una buona notizia dopo anni difficili», sottolinea il presidente di Fca. È la prima volta, se si escludono gli effetti delle acquisizioni, che Fiat assume in massa le tute blu. Non succedeva certamente da prima della crisi di inizio secolo, quella che aveva rischiato di portare l’azienda al fallimento.
Il successo di Renegade è soprattutto in America, mercato tradizionale per Jeep. «La prima nave con 500 vetture è partita l’altro giorno dall’Italia. Ho bisogno che arrivino da questa parte dell’Atlantico molte decine di navi» dice Marchionne. Un successo che potrebbe essere replicato da 500X, l’altra vettura prodotta a Melfi che sarà commercializzata dal prossimo mese.
L’aumento di organico dello stabilimento lucano, dice chiaramente Marchionne, «potrà essere replicato anche a Cassino», quando partirà la produzione della nuova Giulia, la compatta Alfa Romeo destinata a sbarcare in Usa nel 2016. Modello decisivo per il ritorno del Biscione. Tanto che anche il nome è ancora in discussione: «Decideremo nelle prossime settimane». Quel che è certo è che oltre alla Giulia (o a come si chiamerà) «Cassino produrrà anche il Suv compatto con il marchio Alfa». Gli altri sei modelli del marchio, spiega Harald Wester, amministratore delegato del Biscione e di Maserati, «si divideranno tra Cassino e Mirafiori». Maserati è l’altra dimostrazione, insieme a Melfi, che la strategia di produrre in Italia auto premium da vendere nel mondo, comincia a dare risultati: «Per Maserati il 2014 è stato un anno da incorniciare», dice Wester. Già nel 2015, garantisce Marchionne, «contiamo di superare i 5 milioni di vetture vendute». Nel 2014 sono stati prodotti 4,6 milioni di pezzi. Il Lingotto prevede «un 2015 in crescita a una cifra sui tre mercati principali», le due Americhe e l’Europa.
Sul futuro potrebbe giocare un ruolo importante il nuovo alleato di Fca. Sarà europeo o asiatico? «Certamente — dice Marchionne — il suo identikit è quello di un produttore di auto che sappia condividere i rischi di un’industria dove è necessario investire molto». La ridda di ipotesi è ampia. Va dai rumors ormai classici che vedono tra i possibili candidati i francesi di Peugeot, a un’alleanza del Michigan con Ford fino al clamoroso matrimonio con Volkswagen.
In attesa di sciogliere l’enigma incombono gli impegni immediati come quello di far ripartire Ferrari senza far rimpiangere la gestione di Montezemolo: «Per la parte sportiva sarà un anno difficile — confessa Marchionne — perché siamo partiti indietro. Ma c’è l’impegno dei 1.000 dipendenti a risalire la china ». Quanto alla parte industriale, è confermata la linea della produzione limitata: «Confermo la linea di Enzo Ferrari: vendere sempre un’auto di meno di quella che chiede il mercato».
L’annuncio sulle assunzioni a Melfi arriva nelle settimane decisive per l’approvazione del Jobs Act. Ha scritto a Renzi? «Certo — risponde Marchionne — domenica gli ho mandato un sms con gli auguri di compleanno e un annuncio stringato sulle nostre intenzioni. Ma non mi ha ancora risposto. È stato molto impegnato». La risposta del premier arriva al manager del Lingotto qualche ora dopo la conferenza stampa di Detroit: «Grazie ».
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