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Fca, il virus non cambia i piani “Presto l’accordo con Psa”

TORINO — Il coronavirus non modificherà i piani di Fca e Peugeot per arrivare alla fusione «entro la fine del 2020 o all’inizio del 2021». Rispondendo alle domande degli analisti, l’amministratore delegato di Fca, Mike Manley, ostenta ottimismo sull’esito della grande alleanza per creare il quarto costruttore mondiale di automobili. Lo fa scegliendo con accuratezza le frasi perché quello è il vero nodo sul futuro del gruppo. Un eventuale fallimento dell’alleanza creerebbe una situazione molto difficile per le due società: «I termini dell’accordo con Psa non sono cambiati. Lavoriamo molto bene insieme e stiamo facendo di tutto per mantenere la tabella di marcia iniziale ».
L’intesa prevede la creazione di una società paritaria con sede legale in Olanda. Nel comunicato di presentazione dei risultati del primo trimestre 2020 Manley spiega che, «nonostante una situazione imprevista e senza precedenti, Fca e Psa sono impegnati a condurre in porto una fusione paritaria per far nascere un leader mondiale della mobilità. Continuiamo gli incontri per arrivare alla fusione e confermiamo il nostro impegno a terminare l’operazione entro la fine del 2020 o l’inizio del 2021».
Per raggiungere l’obiettivo è necessario fugare le nubi sul futuro immediato. Che sono ancora molte se il consiglio di amministrazione di Fca ha scelto di rinviare di alcune settimane le previsioni sugli obiettivi di fine anno. «Come già annunciato il 18 marzo – si legge nel comunicato della trimestrale – a causa del protrarsi dell’incertezza sulle condizioni di mercato, il gruppo ha ritirato la guidance per il 2020 e fornirà un aggiornamento non appena vi sia una maggiore visibilità dell’impatto complessivo della crisi».
L’effetto coronavirus e il blocco della produzione in Europa e in Nordamerica hanno causato perdite per 1,7 miliardi di euro a Fca. In Nordamerica, il mercato dove il gruppo ottiene la maggior parte degli utili, le consegne sono scese del 16%. In Europa il calo è stato doppio, del 32%. Parlando con gli analisti il direttore finanziario, Richard Palmer, ha spiegato che nei prossimi tre mesi andrà peggio: «Il secondo trimestre sarà il peggiore dell’anno, avremo utile e flussi di cassa negativi». Nel primo trimestre invece l’Ebit adjusted è stato positivo per 52 milioni. Ma Fca sostiene di avere le spalle finanziariamente larghe: ha liquidità per 18,6 miliardi in grado di far fronte alle necessità per tutto il 2020 e ha recentemente aperto una linea di credito da 3,5 miliardi. Inoltre ha ridotto gli emolumenti a dirigenti e impiegati che non siano in cassa integrazione, «continua a valutare tutte le opzioni di finanziamento e si aspetta di accedervi con tempi e modalità ragionevoli». Tra queste opzioni di finanziamento potrebbe anche esserci quella che molte aziende italiane attendono, il prestito dello Stato per il coronavirus. Le modalità di erogazione per i grandi gruppi non sono ancora state definite. Sembra certo però che il decreto preveda la rinuncia, per le imprese che ne usufruiscono, al pagamento dei dividendi ai soci. Questione che dovrà dirimere l’assemblea degli azionisti di Fca in programma a fine giugno.
Il gruppo garantisce comunque che «nonostante gli inevitabili ritardi, il programma di lancio dei nuovi modelli verrà mantenuto». Sembra dunque confermata la data del 4 luglio per il lancio della nuova 500 elettrica, modello della svolta ecologica del gruppo, che dovrebbe essere in vendita in autunno.

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