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Fca vince la scommessa in Usa ma perde colpi in Europa

Viva l’America. I dati del secondo trimestre confermano che dal punto di vista finanziario oggi Fca è soprattutto Nafta, l’ampia area commerciale del Nordamerica che sembra premiare Chrysler più delle altre due sorelle di Detroit. Una tendenza che si vedeva già nei mesi scorsi ma che con i risultati resi noti ieri diventa clamorosa: il risultato operativo rettificato (Ebit adjusted) dell’area Nafta (1, 565 miliardi di euro) è addirittura superiore a quello dell’intero gruppo, (1,527 miliardi). Come dire che senza i risultati delle altre aree geografiche, Fca guadagnerebbe di più. La Borsa non guarda certo a questi particolari e premia con il rialzo (il titolo arriva a guadagnare il 5% prima di chiudere a + 2,89%) l’utile netto generale del gruppo che passa dai 694 milioni del secondo trimestre del 2018 ai 793 di quest’anno, in miglioramento del 14%. Un incremento inatteso anche perché il mercato Usa aveva cominciato a mostrare segni di rallentamento. Fca è però riuscita, oltreatlantico, ad aumentare i guadagni pur riducendo le vendite (che in America sono scese del 12%). L’ad Mike Manley dunque ha fatto il miracolo. C’è riuscito convincendo i concessionari americani a liberarsi dello stock e migliorando i margini delle auto vendute. Anche grazie al successo dei pickup Ram e a nuovi modelli come la Jeep Gladiator.
Gli altri mercati, soprattutto l’Europa, sembrano un altro mondo. Nel Vecchio continente il secondo trimestre 2018 aveva fatto registrare un Ebit rettificato di 188 milioni. Non molto, rispetto all’America, ma incoraggiante. Quest’anno però l’Ebit rettificato è stato di soli 22 milioni. Le cose vanno meglio in America Latina (110 milioni) e in Asia dove il gruppo riduce le perdite. È evidente insomma che la grande malata è l’Europa e che qui bisogna intervenire perché non si può sempre fare affidamento sul solo mercato americano. Nella conferenza con gli analisti Manley spiega che da qui a fine anno non sono previsti lanci di nuovi modelli in Europa ma che le novità arriveranno a partire dalla prima metà del 2020. Per ora, dice, «in Europa continuiamo a fronteggiare molte difficoltà ma stiamo mettendo in campo azioni rigorose». Una di queste è la strada delle dimissioni incentivate che nel polo torinese ha già ridotto gli organici di 500 persone. Ma la via maestra è certamente quella dei nuovi modelli. Sono in calendario la 500 elettrica a Mirafiori, 10 nuovi modelli con il marchio Maserati (prodotti tra Torino, Modena e Cassino), la nascita di versioni elettriche e ibride di modelli di successo come la Panda e la Renegade. In tutto, investimenti in Italia per 5 miliardi che cominciano a vedersi anche sul piano finanziario: Fca ha chiuso il secondo trimestre con una cassa attiva per 754 milioni, la metà esatta degli 1,5 miliardi del giugno 2018. Ma nel secondo trimestre gli investimenti per le attività industriali del gruppo sono quasi raddoppiati passando da 1,1 a 1,9 miliardi. Nei prossimi anni dovrebbero dare i loro frutti. Poi, certo, se arriva la grande alleanza il futuro cambia di colpo. Ma, ha garantito Manley, «sopravviviamo anche da soli».
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