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Fca e Uber, prove di intesa tech

Fiat Chrysler torna al centro di voci di intese, con partner potenziali come Uber o Amazon nel campo della guida autonoma o come Psa Peugeot per un’intesa a tutto campo. Voci contenute in vari report e non confermate dalle aziende, ma che hanno contribuito in mattinata a dare una scossa al titolo Fca alla Borsa di Milano, con un rialzo fino al 3% poi sgonfiatosi nel corso della seduta (il titolo ha chiuso in calo dello 0,6%).
Vediamo il dettaglio dei possibili accordi. Di quello con Peugeot parliamo nell’articolo qui a fianco. Quanto a Uber secondo Bloomberg, che cita «fonti a conoscenza dei negoziati», Fiat Chrysler ha avviato, dopo l’intesa per fornire 100 veicoli a Google e per collaborare alla sperimentazione di guida autonoma, una discussione per un’intesa simile con Uber Technologies. Un eventuale accordo potrebbe essere annunciato «entro la fine dell’anno». Sempre secondo Bloomberg, le discussioni sono in fase preliminare e l’azienda americana avrebbe in corso trattative «con parecchi altri costruttori». Fiat avrebbe avuto anche «contatti iniziali» con Amazon per veicoli senza pilota destinati alle consegne del colosso Usa. Nessun accordo è stato ancora raggiunto e «le trattative potrebbero fallire».
Uber, il leader nei servizi innovativi di taxi a chiamata, ha aperto l’anno scorso un centro di ricerca a Pittsburgh, in Pennsylvania, e ha mostrato per la prima volta il mese scorso un prototipo su strada di veicolo a guida autonoma. Lo stadio di avanzamento delle sue ricerche è ritenuto nettamente meno avanzato di quello di Google, che ha iniziato a lavorare al progetto nel 2009.
L’accordo con Fca vedrà la fornitura di 100 minivan Chrysler Pacifica e un lavoro congiunto di adattamento ad essi della tecnologia Google. Né Fca, né i due colossi Usa hanno commentato le voci di ieri. È tuttavia noto che Sergio Marchionne, dopo che le avance per una fusione con General Motors sono state respinte, sta perseguendo una strategia di intese con partner tecnologici che permetterebbero a Fca di recuperare il terreno perduto per i minori investimenti rispetto ai concorrenti.
Uber, dal canto suo, ha siglato la settimana scorsa ben due intese rilevanti: una con la Toyota, che vedrà il colosso giapponese effettuare un investimento strategico di ammontare non rivelato, con la possibilità per i conduttori di Uber di acquistare veicoli Toyota a prezzi agevolati; la seconda con investitori sauditi che hanno versato 3,5 miliardi di dollari.
L’azienda, che sta incontrando difficoltà in numerosi paesi ad espandere il proprio servizio in concorrenza con i taxi, vede nei veicoli a guida autonoma la potenzialità di sostituire a lungo termine i guidatori tagliando decisamente i costi. Più in generale, le case automobilistiche stanno corteggiando da tempo i nuovi entrati nel settore, per evitare di restare indietro rispetto agli sviluppi tecnologici e per ridurre l’impegno di investimenti diretti.
Gett, una rivale di Uber basata a Tel Aviv, ha ricevuto un investimento da 300 milioni di dollari dalla Volkswagen. A gennaio General Motors ne ha investiti 500 in Lyft, il numero due americano dello stesso settore. Come nel caso di Toyota, Gm fornisce veicoli in leasing ai conducenti Lyft (per ora a Chicago).
Senza contare l’investimento dei tre big tedeschi nelle mappe online di Here o il business del car sharing, in cui Bmw e Daimler si sono lanciate in proprio.

Andrea Malan

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