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Fca torna in attivo in Europa

 Fiat Chrysler chiude il 2014 con un aumento di ricavi (+11%) e utili; il risultato operativo di 3,22 miliardi resta leggermente al di sotto delle stime degli analisti, ma al netto delle poste straordinarie è di 3,65 miliardi ed è all’interno della forchetta di previsioni formulata dall’azienda. Ci sono notizie positive, come il ritorno in nero delle attività europee e il forte calo dell’indebitamento; e altre meno incoraggianti come la redditività stagnante in Nordamerica, le tensioni sui prezzi in Asia e una certa prudenza nelle previsioni sull’andamento dei mercati nel 2015. «Un anno storico» lo ha definito Sergio Marchionne in una lettera ai dipendenti. Per il 2015 il gruppo prevede comunque un aumento di fatturato e utili – anche grazie all’impatto positivo dell’euro debole – e risultati positivi in tutte le aree, Europa compresa.
Non c’è da stupirsi, comunque, che il mercato abbia faticato a trovare una direzione: Piazza Affari, dove il titolo Fca stava guadagnando oltre il 2% a metà giornata, ha bruscamente invertito la corsa dopo l’annuncio dei conti, per poi riportarsi in attivo dopo la conference call di Sergio Marchionne con gli analisti finanziari (chiudendo poco sotto la parità, -0,17% a 11,56 euro, a Milano). Scontata la rinuncia al dividendo «per rafforzare ulteriormente i mezzi finanziari».
L’evento più importante del 2015 sarà ancora una volta di tipo finanziario: l’attesa quotazione in Borsa di Ferrari che – ha detto Marchionne – Fca spera di portare a termine entro il primo semestre.
Vediamo il dettaglio dei conti del 4° trimestre 2014, approvati dal consiglio d’amministrazione di Fca riunito a Londra sotto la presidenza di John Elkann: i ricavi sono saliti a 27,08 miliardi di euro rispetto ai 24 dello stesso periodo del 2013; l’Ebit è più che raddoppiato a 1,066 miliardi (da 460) ma è leggermente inferiore agli 1,1 stimati dagli osservatori. Il risultato netto cala a 420 milioni di euro da 1,296 miliardi (un dato, quello del 2013, influenzato da poste straordinarie). I dati dell’intero 2014 vedono un fatturato di 96 miliardi di euro, superiore agli 86,6 del 2013 (anche grazie alla conversione in euro dei ricavi Usa in dollari) e agli «oltre 93» previsti dall’azienda, ma inferiore ai 99 stimati in media dagli analisti; l’Ebit su base annua è stato di 3,223 miliardi, inferiore alla forchetta 3,6-4 miliardi di Fca; al netto delle poste straordinarie, tuttavia, l’Ebit è stato di 3,65 miliardi. L’utile netto 2014 si attesta a 632 milioni di euro, nella parte bassa della forchetta (600-800 milioni); escluse le componenti atipiche il risultato netto è pari a 955 milioni di euro, in lieve miglioramento sul 2013. Marchionne vede il bicchiere mezzo pieno: «I risultati sono nella parte alta delle nostre aspettative».
Tra i fattori positivi c’è il dollaro forte, un vento che soffierà anche quest’anno nelle vele di Fca: secondo il direttore finanziario Richard Palmer l’effetto valute gonfierà di 5 miliardi i ricavi in euro e di 200 milioni l’Ebit; il dollaro peraltro nei conti di Fca è previsto a 1,20 sull’euro – quotazione più bassa di quella odierna.
Tra i fattori negativi del 2014 ci sono i costi significativi (650 milioni) dei richiami di vetture negli Usa, costi che hanno fatto scendere i margini di profitto sul mercato Usa a «un valore molto basso in un periodo molto buono per il mercato» ha osservato Max Warburton, analista della Alliance Bernstein. La risposta del management è stata che Fca «sta ancora risolvendo alcuni problemi nell’apparato industriale in Nordamerica».
Dopo tanti anni, Marchionne è tornato ottimista sul mercato europeo (sia pure con una previsine di crescita limitata all’1,5% per il 2015). «Sono ottimista.. purché gli stati non facciano cavolate» ha detto con riferimento alle politiche economiche. Il manager si è detto «incredibilmente soddisfatto del lavoro fatto da Alfredo Altavilla (numero uno dell’Europa) e dalla sua squadra». Le attività europee hanno chiuso il 4° trimestre con un Ebit positivo per 32 milioni a fronte di un rosso di 214 nello stesso periodo del 2013 (l’intero anno vede per l’Europa un passivo di 109 milioni rispetto ai 506 di un anno prima).
«Al netto degli effetti degli investimenti per il rilancio dell’Alfa Romeo, anche quest’anno tutte le regioni saranno in attivo» ha detto Marchionne. Le consegne di veicoli dovrebbero salire a 4,8-5 milioni dai 4,6 del 2014, i ricavi a 108 milioni grazie anche al citato effetto cambi; l’utile operativo è stimato in rialzo a 4,1-4,5 miliardi di euro e il netto a 1-1,2 miliardi, tutti valori al netto dell’impatto dello scorporo Ferrari. Gli investimenti dovrebbero salire a 8,5 miliardi nell’anno appena iniziato e aumentare ancora fino a oltre 10 miliardi l’anno successivo: sono questi due anni in cui dovrà essere effettuato lo sforzo maggiore per rinnovare e ampliare la gamma di prodotto, soprattutto per quanto riguarda l’Alfa Romeo.
Le novità di prodotto più importanti arriveranno sul mercato nel 2016 – dalla Giulia alla Maserati Levante al minivan della Chrysler prodotto in Canada. La crescita prevista delle consegne dovrebbe arrivare in parte dalla lieve ripresa dei mercati, in parte dall’espansione geografica di modelli lanciati l’anno scorso; come la Jeep Renegade, che da quest’anno verrà prodotta anche in Brasile, nella nuova fabbrica di Pernambuco e che sbarcherà anche sul mercato americano. Obiettivi della piccola Jeep negli Usa? «Centomila unità è una stima massima molto, molto alta».
Marchionne ha ribadito ancora una volta la frugalità che è un marchio di fabbrica del gruppo: «Nel 2014 abbiamo investito 8,1 miliardi, ovvero più o meno quanto abbiamo prodotto in termini di cassa». Il debito netto industriale a fine dicembre è sceso a 7,6 miliardi di euro dagli 11,4 di fine settembre, grazie anche alle operazioni sul capitale effettuate nel corso dell’ultimo trimestre, ovvero la vendita di azioni proprie sul mercato e il prestito obbligazionario convertibile. La liquidità in cassa è salita a fine anno a 23 miliardi di euro, più 3,2 miliardi di linee di credito inutilizzate; quest’anno inizierà la manovra per rimborsare in anticipo i vecchi debiti Chrysler con l’obiettivo di permettere travasi di liquidità da una parte all’altra del gruppo, ma solo dalla metà del 2016 la liquidità potrà cominciare a scendere e solo a metà del 2017 – ha detto Palmer – gli oneri finanziari netti (cresciuti a 2,05 miliardi nel 2014) potranno diminuire. Il cda proporrà all’assemblea dei soci di non distribuire alcun dividendo per il 2014 «al fine di rafforzare ulteriormente i mezzi finanziari a supporto del piano quinquennale».
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