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Fca torna ad assumere, 1.500 a Melfi

Per la stampa mondiale arrivata nel gelo di Detroit per la grande kermesse americana dell’auto, Fca è il gruppo nato da due aziende strappate a una deriva fallimentare che quest’anno produrrà più di cinque milioni di auto dopo aver archiviato un 2014 da record per la Chrysler in «striscia» positiva di crescita da 57 mesi consecutivi. Per l’Italia, dove molti accusavano Sergio Marchionne di puntare troppo sull’America, trascurando la Penisola, quella di ieri è stata la giornata di un annuncio che ha «scongelato» anche i critici più severi: mille assunzioni nel Sud, nello stabilimento di Melfi che produce le Jeep «Renegade» e la nuova 500X. Se aggiungiamo i 500 addetti trasferiti qui da altri centri produttivi, lo stabilimento lucano diventa, con 7.000 dipendenti, il più grosso del gruppo in Italia. 
Una notizia molto buona per il Paese, sottolinea il presidente John Elkann. «Non mi ricordo da quando non venivano annunciate mille assunzioni in Italia», aggiunge l’amministratore delegato.
Soddisfatto ma senza trionfalismi, Marchionne evita rivalse dialettiche. Quando al Salone dell’Auto i giornalisti gli chiedono se questa è la sua rivincita sul leader della Fiom, Maurizio Landini, il capo del gruppo risponde che le assunzioni erano previste: sono la conseguenza naturale dell’attuazione del piano di rilancio, degli investimenti, dei successi di mercato: «Non ce l’ho con Landini. Questa è la realtà: assumere gente, fare macchine, vendere ed esportare, lavorando a testa bassa con umiltà. Questo risultato l’avevo già promesso al governo Monti. Ieri l’ho potuto comunicare a Renzi, che avevo chiamato per fargli gli auguri, era il suo compleanno. Ci sono voluti tre anni: il tempo necessario per progettare, realizzare i modelli, industrializzare le linee, creare una rete di distribuzione mondiale».
Il premier gli ha risposto ieri con un sms e un semplice «grazie». Ma la decisione di Fca è importante per il suo governo: la prima applicazione importante del «Jobs act». Marchionne ha spiegato che quei mille addetti in più il gruppo Fiat-Chrysler li avrebbe assunti comunque, con la formula dei contratti interinali, anche se non ci fosse stata la nuova legge: «Ne abbiamo bisogno, la domanda delle “Renegade” è molto superiore alle previsioni». Il «Jobs act» consente di offrire ai dipendenti certezze di lungo periodo grazie a un sistema contrattuale comprendente procedure di garanzia che non dipendono più solo dall’azienda. «Prima eravamo diversi dagli altri» nota Marchionne, «oggi siamo allineati alle principali realtà produttive internazionali: possiamo finalmente competere ad armi pari».
Sarà che tante assunzioni tutte insieme non si vedevano da tempo, saranno i toni pacati, ma la notizia di Melfi ha indotto non solo Cisl e Uil, ma anche la leader della Cgil, Susanna Camusso, a formulare un giudizio positivo che non ha, praticamente, precedenti: «Dopo molti anni anche per l’Italia arriva una notizia positiva da Fca: un’inversione di tendenza che, non a caso coincide col lancio di nuovi prodotti». Più tiepido ma ugualmente positivo il commento della Fiom: «Buona notizia per lo stabilimento di Melfi ma non ancora per il resto del gruppo». Un momento quasi idilliaco, anche perché sempre ieri Fca ha comunicato la fine della cassa integrazione straordinaria per 5.418 dipendenti, rientrati nelle sue fabbriche italiane.
Sviluppi che sono anche frutto della globalizzazione del gruppo: le vetture di Melfi verranno vendute in cento mercati. Ma sui risultati positivi incide anche l’indebolimento dell’euro che facilità l’esportazione di vetture italiane negli Stati Uniti e negli altri mercati extraeuropei. Marchionne lo aspettava da tempo: «Un rapporto uno a uno col dollaro sarebbe l’ideale, ma va bene già la valuta Usa a 1,10».

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