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Fca rivede al rialzo i target 2016

Nel trimestre l’utile netto «adjusted» passa da 372 a 709 milioni – Bene l’Europa
Fiat Chrysler presenta un bilancio trimestrale positivo e rialza i target per fine anno, ma chiude in ribasso in Borsa dopo una giornata in altalena. Il secondo trimestre 2016 di Fca, i cui conti sono stati approvati ieri a Londra dal consiglio d’amministrazione presieduto da John Elkann, si è chiuso con un utile netto di 321 milioni di euro contro 257; l’utile netto «adjusted», ovvero al netto delle componenti straordinarie, è quasi raddoppiato da 372 a 709 milioni. L’utile operativo del gruppo italo-americano con sede in Olanda cala da 1,226 miliardi a 1,06, in particolare per l’impatto di oltre 400 milioni di costi legati ai richiami per gli airbag difettosi prodotti dalla giapponese Takata; anche in questo caso, escluse le poste non ricorrenti l’utile aumenta da 1,4 a 1,628 miliardi, con un margine sulle vendite del 5,8% contro il 4,9% del 2015. Il giro d’affari nel periodo è diminuito da 28,54 a 27,89 miliardi (-2%) con un calo dell’1% delle consegne di veicoli a 1,175 milioni (le consegne salgono dell’1% se si contano quelle delle joint venture non consolidate).
Particolarmente buoni i risultati in Europa, dove l’utile operativo è più che raddoppiato da 57 a 143 milioni. La Fiat Tipo va bene – ha detto il direttore finanziario Richard Palmer -, con 23mila unità vendute in sei mesi. L’area nordamericana resta la principale fonte di profitti (1,37 miliardi contro 1,32 dello stesso trimestre 2015 e un margine del 7,9%), anche se margini come il 12% raggiunto da General Motors restano ancora lontani. «Chiudere il gap con i concorrenti è il nostro compito più urgente» ha detto Sergio Marchionne agli analisti. Fca negli Usa è nel pieno della ristrutturazione, con lo spostamento della produzione di berline fuori dagli Stati Uniti e la specializzazione degli impianti Usa nei Suv e nei pick up: proprio lunedì è stato annunciato un investimento da quasi 1,5 miliardi di dollari per produrre nella fabbrica di Sterling Heights (vicino a Detroit) i nuovi furgoni Ram 1500 al posto della berlina Chrysler 200, la cui produzione si fermerà a fine anno. Per produrre auto nell’area Nafta a costi più bassi servirà un partner, che per ora non è ancora stato trovato: «Abbiamo fatto progressi ma non possiamo annunciare nulla» ha detto Marchionne. Il Sudamerica chiude in pareggio nonostante la persistente crisi del mercato brasiliano (-21% i ricavi e -19% le unità vendute); la ripresa «dipende da come si evolverà la situazione politica in Brasile nei prossimi due o tre mesi». In lieve calo (da 47 a 42 milioni) gli utili in Asia-Pacifico.
Rallenta ancora Maserati (utile operativo da 43 a 36 milioni su un fatturato in calo del 5% a 579), che sta ancora smaltendo l’eccesso di produzione del 2013-2014. «Il Levante (appena lanciato in Europa, ndr) rinvigorirà il portafoglio prodotti. La domanda è buona e ne stiamo già producendo oltre 100 al giorno» ha detto il top manager, il quale ha aggiunto che «abbiamo approvato alcuni piccoli investimenti per prolungare la vita di GranTurismo e GranCabrio fino alla fine del 2017 o ai primi mesi del 2018»; le due sportive vengono prodotte a Modena. Marchionne non ha invece voluto fornire dati su come sta andando la Giulia, modello chiave per il rilancio del marchio Alfa Romeo: «Lo diremo a fine anno, quando l’avremo lanciata anche sul mercato americano»; la cadenza produttiva a Cassino dovrebbe aver raggiunto le 200 unità al giorno, ma alcuni sindacaliati sono preoccupati perché l’azienda ha deciso di prolungare da due a tre settimane il periodo di ferie ad agosto.
Sul piano finanziario, il debito netto industriale è sceso a fine giugno di 1,1 miliardi a 5,5 miliardi dai 6,6 di fine marzo, grazie «al forte flusso di cassa della gestione industriale»; anche gli oneri finanziari netti sono scesi (da oltre 600 a 491 milioni di euro) per la riduzione e per il costo più basso del debito. Visti i risultati positivi, Fca ha alzato i target per l’intero 2016: i ricavi dovrebbero essere «superiori a 112 miliardi di euro» invece di «superiori a 110»; l’Ebit adjusted «maggiore di 5,5 miliardi» invece di «maggiore di 5 miliardi»; l’utile netto «adjusted» sarà di «oltre 2 miliardi di euro» invece che di «oltre 1,9». Invariato l’obiettivo per i debito netto industriale: «Inferiore a 5 miliardi di euro». Marchionne è però ottimista anche sul medio termine: «I nostri obiettivi per il 2018 sono raggiungibili – ha detto agli analisti – e il nostro grado di fiducia è molto più alto di quando abbiamo lanciato il piano due anni fa».
Le azioni Fca in Borsa hanno avuto un andamento altalenante, con un tonfo all’atto della pubblicazione dei conti fino a un -3,74%, discesa talmente rapida che qualche operatore l’ha attribuita a un ordine errato. Dopo la sospensione per volatilità c’è stata una graduale ripresa, man mano che i numeri venivano “digeriti”, fino a un +2% e una successiva discesa fino al -1,9% finale. Hanno forse pesato numeri allineati con le attese degli analisti e non nettamente superiori come quelli di alcune concorrenti.

Andrea Malan

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