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Fca, risultati record. E il titolo vola

«Non ho cattive notizie da annunciare», esordisce Sergio Marchionne. È un modo come un altro per sottolineare il contrario: a metà esercizio i conti di Fiat Chrysler Automobiles battono le migliori attese degli analisti e, in parallelo, il board londinese ritocca al rialzo gli obiettivi per fine 2015. Quando, oltre al resto, il gruppo avrà già quotato Ferrari — l’offerta del 10% a Wall Street è confermata per il quarto trimestre — e incassato tutta la liquidità relativa all’«operazione Cavallino». Morale. Da un lato cominciano a muoversi le agenzie di rating: Standard & Poor’s porta l’outlook da «stabile» a «positivo», riconoscendo sia a Fca sia alla controllata Fca Us la possibilità concreta di una promozione (sarebbe la prima da anni, il «voto» passerebbe da Bb— a BB). Dall’altro lato, pensando all’effetto-Ferrari, anche la Borsa anticipa risultati in ulteriore crescita rispetto ai target comunicati ieri e fa volare il titolo: +5,7% la chiusura, con quotazioni che tornano a un soffio dai 14 euro. 
Concentrati sulle pessime performance del mercato brasiliano, dove Fca è leader e paga in proporzione, gli analisti non si aspettavano risultati brillanti. Sono stati smentiti. Tra aprile e giugno, rispetto al corrispondente trimestre 2014, i ricavi sono saliti del 25% a 29,2 miliardi di euro, l’utile netto è aumentato del 69% a 333 milioni, l’indebitamento è sceso da 8,8 a 8 miliardi e la liquidità rimane ai livelli record di 25,3 miliardi. Stesso trend, se non migliore, sul semestre. Ne consegue la leggera (per ora) revisione dei target annunciata da Marchionne. Al netto delle poste non ricorrenti il risultato prima degli oneri finanziari (l’Ebit) va sulla parte alta della precedente forbice e si posiziona a 4,5 miliardi, l’utile netto rimane tra 1 e 1,2, i ricavi salgono da 108 a 110 miliardi. Ed è, quest’ultimo, un dato particolarmente significativo.
È accaduto già nei primi due trimestri: il fatturato aumenta nonostante le consegne rimangano stabili. Nell’intero 2015 non è previsto superino i 4,8 milioni, ossia il minimo di un range che arrivava fino a 5 milioni. Nei primi sei mesi sono addirittura in leggero calo, da 2,294 a a,228 milioni. È chiaro che c’è un effetto cambio. Ma se resta comunque un aumento «pulito» dei ricavi attorno al 16%, è altrettanto chiaro che il riposizionamento premium promesso da Marchionne è in piena corsa. Fca incassa di più pur vendendo lo stesso numero di auto perché sta cambiando il mix. Può perdere senza conseguenze disastrose il 32% di vendite in Brasile perché compensa ampiamente le relative low cost con il continuo boom delle ricche Jeep — inclusa l’«italiana» Renegade — o della «famiglia 500» sia negli Usa che in Europa (a sua volta tornata all’utile). È vero che problemi speculari li dà la Cina, ambito mercato del lusso che oggi scricchiola. Ma Marchionne è convinto di poter gestire le crisi. E del prossimo «passo premium», il lancio dell’Alfa Giulia di cui potrebbe anticipare entro l’anno, giura: «Vi sorprenderemo».

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