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Fca-Renault, pronta la firma del patto Nissan in stand by: «Vogliamo capire»

Già settimana prossima Renault dovrebbe firmare per accettazione la proposta di fusione avanzata da FiatChrysler: le indiscrezioni al riguardo hanno preso consistenza proprio nel giorno in cui Nissan ha evitato di prendere una posizione ufficiale e il numero uno del gruppo francese Psa, Carlos Tavares, ha aspramente criticato l’accordo tra i due rivali definendolo un «takeover virtuale» di FCA su Renault.

Il presidente della Casa della Losanga, Jean Dominique Senard, e il Ceo Thierry Bolloré hanno spianato ieri la strada alla formalizzazione dell’intesa con FCA assolvendo il dovere di informare personalmente i partner giapponesi: hanno cercato di dare non solo spiegazioni, ma rassicurazioni. Il messaggio secondo cui il merger ha l’obiettivo ultimo di coinvolgere i costruttori nipponici nel più vasto raggruppamento mondiale, da cui tutti i soggetti trarrebbero benefici, non è però stato sottoscritto. Al termine della riunione del Comitato di gestione dell’alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi Motors – svoltasi ieri al quartier generale della Nissan a Yokohama – è stato emesso un comunicato molto scarno: ci sono state discussioni «aperte e trasparenti sulla recente proposta di FCA a Groupe Renault», oltre alla «discussione e positiva conclusione di varie questioni riguardanti l’attuale operatività dell’alleanza».

Nissan, insomma, sembra prendere tempo e tenersi aperta ogni opzione. Nell’arrivare al vertice, il Ceo Hiroto Saikawa ha detto ai cronisti che «ci potrebbero essere opportunità, ma intendo vederci più chiaro dal punto di vista di Nissan». Il quotidiano Nikkei ha riportato che Nissan non si oppone ma che si riserva di dare o meno il suo appoggio in futuro: sono molte le cose da discutere. Sulla stessa linea si è espresso il Ceo di Mitsubishi Motors, Osamu Masuko: «Mitsubishi ha bisogno di prendere tempo per verificare i vantaggi» che Renault assicura sulla scia della sua fusione con Fca.

Secondo l’analista del settore auto di SBI Securities, Koji Endo, «Senard deve convincere i membri del board Nissan sulla convenienza per Nissan del suo accordo con FCA. E dovrà dare assicurazioni non solo a Nissan, ma anche al governo giapponese che Nissan resterà una società indipendente, in quanto è questa la loro primaria preoccupazione». Se questo è vero, è chiaro che implicherà una ridefinizione del termini della partnership tra Renault e Nissan: sarebbe illusorio pensare che la parte giapponese accetti di rimanere partecipata al 43% dalla Casa della Losanga mentre la sua quota del 15% in Renault si diluirà fino a dimezzarsi, con la magra consolazione che avrebbe finalmente accesso ai diritti di voto (oggi assenti) e che la quota del governo francese si ridimensionerebbe nella stessa sua misura.

Al cauto riserbo giapponese – che non esclude connotati vagamente minacciosi – si contrappongono i rumorosi strali lanciati da Tavares, che nei toni tradiscono il risentimento di un fidanzato che si sente tradito e la preoccupazione di ritrovarsi a corto di potenziali altri partner. Avendo trattato nei mesi scorsi con Fca, il Ceo del gruppo Peugeot-Citroën (oltre che ex manager di Renault e Nissan) deve sentire il peso di una opportunità perduta: le sue dichiarazioni, formalmente incluse in un memo interno, diventano di fatto un messaggio a tutta la Francia (governo, sindacati, opinione pubblica) perché siano messi i bastoni tra le ruote della linea perseguita dalla dirigenza della losanga.

La sua tesi è che Fca stia approfittando «opportunisticamente, ampiamente a suo vantaggio» della perdita di valore di Renault – le cui azioni sono scese intorno ai minimi da cinque anni – causata dai problemi generati dall’arresto a Tokyo di Carlos Ghosn (di cui Tavares era stato per lungo tempo pupillo, prima di un litigio): la capitalizzazione della Casa della losanga, aggiunge riprendendo le indicazioni di alcuni analisti, sarebbe negativa se si escludesse la partecipazione del 43% in Nissan e il settore finanziario RCI. Inoltre vengono segnalati possibili rischi di management, governance e Antitrust. Con ancora più sottile veleno, Tavares aggiunge che «per Renault, questo può essere un asset da calare nelle discussioni con Nissan, ma potrebbe anche indebolire l’alleanza o anche portare a un suo scioglimento»: in tal caso Renault finirebbe per rompere con i giapponesi «sotto condizioni particolarmente deteriorate».

In Francia le perplessità appaiono diffuse, come testimonia un editoriale di Le Monde («Un matrimonio problematico») che si chiede: «L’avventura è il modo migliore per salvare un matrimonio in pericolo? Renault sembra esserne convinta». «Mentre l’alleanza stretta 20 anni fa con Nissan è ormai in un vicolo cieco del quale il costruttore francese ha parte di responsabilità – prosegue il quotidiano – la sua direzione è pronta a gettarsi nelle braccia di FCA. Se si capisce chiaramente l’interesse di quest’operazione per l’italo-americano, per Renault, al momento, gli inconvenienti superano ampiamente i vantaggi». Ma non manca chi vede in positivo la proposta combinazione italo-francese, anche in Giappone: «Se questa fusione andrà in porto – ritiene Tatsuo Yoshida, analista alla Sawakami Asset Management – rafforzerà la posizione negoziale di Renault nei confronti di Nissan».

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