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Fca-Renault, Nissan alza la voce «Alleanza da rivedere in toto»

In attesa del via libera del cda di Renault alla fusione con Fca, il Governo francese pone le sue condizioni. Dal Giappone il gruppo Nissan avverte: se Fca e Renault dovessero procedere all’aggregazione, i termini della partnership in vigore dovranno essere fondamentalmente rivisti. E il premier Giuseppe Conte rileva che «di fronte a un’importante operazione di mercato, non spetta al Governo orientare», però di sicuro «al Governo spetta la premura che si conservi il livello occupazionale, anche dell’indotto».

Le condizioni di Parigi

In vista del consiglio di amministrazione del gruppo francese, convocato per oggi, nel fine settimana il ministro francese delle Finanze, Bruno Le Maire, ha incontrato prima John Elkann, presidente di Fca, e poi il presidente del gruppo Renault, Jean-Dominique Senard. Oggetto degli incontri, riferiscono negli ambienti finanziari, le garanzie chieste dal governo d’Oltralpe a Fca. Lo Stato francese, in questa partita, gioca infatti un doppio ruolo avendo direttamente voce in capitolo sull’operazione in quanto azionista al 15% del gruppo Renault. Nei giorni scorsi proprio in questa veste Le Maire aveva parlato della possibile fusione con Fca come di «una reale opportunità per l’industria automobilistica francese», sottolineando che lo Stato vigilerà sul rigoroso rispetto di quattro condizioni: «il rispetto dell’alleanza Nissan-Renault, il preservare siti industriali e forza lavoro, governance equilibrata e la partecipazione del futuro gruppo ai progetti europei sul fronte delle batterie elettriche».

A queste richieste, nel fine settimana, secondo indiscrezioni, se ne sarebbero aggiunte altre: in primo luogo la richiesta che la sede operativa della nuova società controllata al 50-50 dai soci di Fca e di Renault sia a Parigi (Boulogne); inoltre la garanzia del mantenimento degli attuali livelli occupazionali per quattro anni e non solo due; infine, la presenza di un consigliere nel cda in rappresentanza del Governo e di un dividendo straordinario per i soci di Renault. Nei giorni scorsi fonti vicine a Fca avevano fatto sapere che le condizioni finanziarie della proposta non erano negoziabili e di fronte a queste nuove richieste le stesse fonti indicano che non c’è ancora nulla di definitivo. In Borsa, intanto, a tenere banco è stata l’ipotesi di una extra cedola per i francesi. Fiat Chrysler ha ceduto lo 0,56%, mentre il titolo Renault ha chiuso a +0,61%.

Le condizioni di Nissan

Ieri, per la prima volta, il Ceo di Nissan ha preso una posizione formale per iscritto sulla fusione tra Renault e Fca, evidenziando quelli che per lui devono essere i punti fermi che tutti devono tenere presenti. Hiroto Saikawa afferma anzitutto di credere che «la potenziale aggiunta di Fca come un nuovo membro dell’Alleanza potrebbe espandere il campo per la collaborazione e creare nuove opportunità per ulteriori sinergie». Detto questo, precisa però Saikawa con un tono piuttosto perentorio, «la proposta che si sta discutendo è una piena fusione che – se realizzata – modificherebbe in modo significativo la struttura del nostro partner Renault. Ciò richiederebbe una revisione fondamentale dell’esistente relazione tra Nissan e Renault». Infine, dal punto di vista della protezione dei suoi interessi, «Nissan analizzerà e considererà le sue esistenti relazioni contrattuali e come noi dovremmo gestire il business in futuro». Il paletto che Saikawa sembra porre, dunque, è quello della necessità di rivedere i termini dell’intreccio azionario tra Nissan e la nuova entità che nascerà dalla fusione: a Yokohama, insomma, non andrebbe bene continuare a essere partecipata a oltre il 43%, anche perché la sua quota nel partner “allargato” si dimezzerebbe rispetto all’attuale 15%, sia pure acquisendo diritti di voto oggi mancanti. Il riferimento più vasto alle relazioni contrattuali implica che dovranno essere trovate intese su altre questioni, ad esempio quelle relative alla proprietà intellettuale: il merger con Renault non dovrebbe significare per Fca un accesso automatico a tecnologie sviluppate dentro l’alleanza attuale. Nissan – alla quale fa capo il 34% di Mitsubishi Motors – mostra insomma una chiara volontà di mantenere la sua autonomia: proprio i timori su questo punto hanno contribuito alla precipitosa caduta di Carlos Ghosn, il top manager che per vent’anni è stato il perno dell’alleanza franco-giapponese. L’estromissione di Ghosn (dopo l’arresto dello scorso novembre) ha evidenziato tensioni rimaste latenti per anni, almeno da quando Nissan – dopo il salvataggio – è diventata più grande e più capitalizzata rispetto a Renault, mentre l’intreccio azionario è rimasto squilibrato in favore del partner francese. Secondo l’agenzia Reuters, un dirigente di Nissan (anonimo) ha rivelato che già un anno fa la società aveva avviato uno studio sui possibili vantaggi di un ingresso operativo di Fca nell’alleanza: ad esempio, nel settore dei grandi pick-up per il mercato Usa o nella eventuale condivisione della tecnologia più avanzata dei motori a benzina del marchio Infiniti per i brand Jeep e persino Alfa Romeo.

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