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«Fca raddoppia l’utile nel 2017» E Magneti Marelli va in Borsa

Utili netti e margini di redditività a un soffio dal raddoppio, indebitamento quasi dimezzato. E già basterebbe a spiegare perché, nonostante la corsa continua del titolo incorporasse già le scommesse confermate ieri dal bilancio, poco dopo la diffusione dei dati Piazza Affari abbia spedito Fiat Chrysler Automobiles ancora più su. A un certo punto la quotazione l’ha superato, il tetto dei 20 euro. Non l’ha mantenuto (chiusura a 19,42, -0,1%), ma il quadro delle aspettative è chiaro ed è sostenuto, fin qui, dai numeri e dai traguardi già centrati.

L’«azzardato» piano 2014-2018 ha «di anno in anno raggiunto tutti gli obiettivi»: e, aggiunge Sergio Marchionne in conference call, «anche se c’è ancora del lavoro da fare, soprattutto in Nord America, possiamo vedere come fattibili i numeri del 2018» perché credibili si sono dimostrati i target intermedi. La Fca del 2017, penultima tappa di quella road map, è un gruppo cui è riuscita la «rivoluzione premium» (da ultimo con i Suv Maserati e Alfa) e che grazie a ciò migliora ogni parametro di redditività. Così, se consegne (4,470 milioni di auto) e ricavi (110,9 miliardi, sotto i 115-120 miliardi della guidance) restano sostanzialmente uguali a quelli del 2016, profitti e margini segnano nuovi record: il reddito operativo adjusted sale a 7,054 miliardi (+16%), l’utile netto vola a 3,5 (+93%), l’utile netto adjusted supera i 3,7 (+50%), il margine di gruppo va al 6,4% (su di 90 punti base sul 2016).

Il 2017 è però già archiviato. Mentre il 2018 è, per Fca, anche l’ultimo anno con Marchionne alla guida. Lui ripete ancora una volta che il suo successore sarà un manager interno, che il nome verrà annunciato dopo la presentazione del piano al 2022, che «senza alcun dubbio» quel giorno — primo giugno, a Balocco — «sarà in quella stanza e sarà in grado di realizzare il piano».

Non è un granché, come identikit. È evidente che la prima linea sarà presente al completo. Ed è scontato che i riflettori punteranno sui tre top fin qui indicati come papabili: Alfredo Altavilla, Mike Manley, Richard Palmer.

Chiunque sarà il successore, sa comunque da ora che un punto non è più (o non sembra) in discussione. È finita la caccia a una fusione: «Nessuno si è presentato all’invito. E oggi noi combattiamo ad armi pari: Fca è in buona posizione per essere un top performer». In effetti. Quest’anno, per redditività, potrebbe scavalcare Ford. E non avrà più debiti: già quasi dimezzati nel 2017 (a 2,4 miliardi, dai 4,6 del 2016), «è possibile che vengano azzerati entro il primo semestre». Sarà merito di Magneti Marelli. L’annunciato scorporo verrà deciso in febbraio dal board. E poiché viene valutato tra i 4 e i 5 miliardi, non annullerà semplicemente l’indebitamento: le casse di Fca ne usciranno in ricco attivo.

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