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Fca-Psa, nasce il colosso auto Per i soci è subito maxi cedola

«È stato un lavoro intenso con una due diligence molto approfondita. Io e Mike siamo orgogliosi di questo risultato. Siamo entusiasti di creare una società che sarà protagonista della nuova era della mobilità». Carlos Tavares, ceo di Psa, non può che usare toni entusiastici per annunciare quella che è certamente una «pietra miliare» nel percorso di evoluzione del settore auto: la fusione tra la compagnia francese e Fca. Un’operazione alla pari che fin da subito ha ricevuto supporto politico, anche dal governo transalpino, già socio della compagnia, e sostegno dalle forze sindacali ma in generale da tutti gli stakeholders. Nella consapevolezza che le sfide che il comparto dovrà affrontare, elettrificazione e nuove tecnologie in primis, potranno essere gestite al meglio grazie a una massa critica di fatto raddoppiata. Perché da questo merger nascerà il quarto costruttore al mondo per auto vendute (8,7 milioni l’anno) e il terzo in termini di fatturato (170 miliardi stando ai dati 2018), in grado di generare un utile operativo di 11 miliardi l’anno. Questo, hanno assicurato entrambe le società, senza chiudere alcuno stabilimento ma beneficiando di 3,7 miliardi di sinergie a fronte di un costo una tantum legato alla fusione di 2,8 miliardi.

Per realizzare tutto ciò è stato messo a punto uno schema complesso che ha permesso di bilanciare gli ingredienti sia sul piano finanziario che su quello della governance. Con il risultato che entrambe le parti sono uscite soddisfatte dalla trattativa. E il mercato pure: in apertura di seduta Fca è balzata salvo poi chiudere in progresso dello 0,04% mentre Psa, dopo il rally iniziale, è salita dell’1,36%. Merito di un paio di accorgimenti rispetto a quelle che erano le indicazioni iniziali: cedole nel complesso più rotonde e lo spin off di Comau solo in un secondo tempo e a beneficio di tutti i futuri soci dell’aggregato.

Nel dettaglio, ai soci Fca verrà pagata una cedola straordinaria di 5,5 miliardi a cui si sommerà un dividendo ordinario di 1,1 miliardi a valere sul bilancio 2019. Diversamente agli azionisti Psa verrà distribuita la quota del 46% detenuta in Faurecia e che ai prezzi di ieri valeva qualcosa come 3,2 miliardi. Inoltre anche agli azionisti francesi verrà distribuita una cedola ordinaria di 1,1 miliardi. In tutto, prima del closing, verranno dunque riconosciuti ai soci delle due realtà quasi 11 miliardi. Resta fuori, rispetto a quanto comunicato in precedenza, Comau che sarà tuttavia oggetto di una “spartizione” successiva. In proposito le società hanno comunicato che «Fca continuerà a lavorare alla separazione della partecipazione detenuta in Comau, che sarà effettuata quanto prima successivamente al perfezionamento dell’operazione, a beneficio degli azionisti del nuovo gruppo».

Riguardo alla tempistica della fusione i manager hanno chiarito che «le assemblee per votare l’operazione si terranno presumibilmente nella terza parte del 2020». Con l’obiettivo di completare l’aggregazione entro i prossimi 12-15 mesi. Il tutto secondo un rapporto di concambio che vedrà l’attribuzione di un’azione dell’aggregato per ciascun titolo Fca posseduto e 1,742 azioni del nuovo gruppo per ogni titolo Psa consegnato.

Già pronta anche la governance del futuro colosso dell’auto che sarà blindata per i cinque anni successivi alla fusione. Tavares sarà il ceo mentre John Elkann sarà il presidente. In prospettiva è previsto un ruolo esecutivo anche per l’attuale ceo di Fca, Mike Manley, mentre il consiglio di amministrazione sarà formato da 11 membri, la maggioranza dei quali indipendenti, cinque di espressione francese, incluso il senior non-executive director e il vice presidente, e cinque di espressione italo americana(incluso Elkann). Al perfezionamento dell’operazione è poi previsto che il consiglio includa due membri in rappresentanza dei lavoratori delle due aziende. Non ci sarà invece nel board alcun rappresentante del socio cinese Dongfeng che ha peraltro assunto l’impegno a scendere al 4,5% del nuovo aggregato nel giro di un anno. Venderà il 3,4% di Psa direttamente al gruppo francese con la contestuale cancellazione delle azioni. Inoltre al governo francese attraverso Bpifrance sarà concesso di ridurre del 5% la propria partecipazione in Psa o del 2,5% nella società risultante dalla fusione. Attualmente il governo francese è al 12% e scenderebbe al 6% del nuovo aggregato. Ieri Tavares ha ribadito il pieno supporto di Parigi all’operazione, sottolineando che al momento non risulta alcuna chiara intenzione di vendere da parte di Parigi. In ogni caso, la famiglia Peugeot di contro potrà incrementare la propria partecipazione del 2,5% acquistando proprio dallo Stato transalpino. In un gioco di scambio che di fatto renderà “paritetica” la fusione anche sul fronte degli assetti azionari. Exor, Bpifrance e la famiglia Peugeot saranno inoltre soggetti ad un periodo di lock-up di tre anni in relazione alle rispettive partecipazioni, unica eccezione, appunto, al Governo francese.

In questo contesto i manager non sono minimamente preoccupati dell’attacco di GM a Fca, Tavares ha infatti assicurato che il gruppo Peugeot è schierato al fianco della compagnia italo-americana. Per Moody’s, peraltro, «una combinazione dei due gruppi sarebbe credit positive» poiché andrà a creare «un produttore di auto più grande e diversificato» capace di generare il proprio fatturato per il 46% in Europa e per il 43% in Nord America.

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