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Fca-Psa, lo scoglio dell’Antitrust Per l’esame quattro mesi in più

L’esame Antitrust sul dossier Fca-Psa va ai supplementari. Secondo quanto raccolto da Il Sole 24 Ore, Fca e Psa non hanno presentato soluzioni alle criticità sollevate dall’Authority sul rischio di una concentrazione nel segmento dei mini van. Sulla carta le due case automobilistiche avrebbero dovuto fornire una documentazione aggiuntiva e possibili opzioni per evitare l’allungamento dei tempi di pronuncia sul dossier. Ma la scelta è stata quella di non procedere in questa direzione. Da qui l’impressione che il 17 giugno la Commissione Ue comunichi l’apertura di una vera e propria istruttoria che potrebbe durare per quattro mesi.

Il futuro quarto gruppo mondiale auto apre, dunque, il confronto con l’Antitrust Ue in merito al rischio di creare, post fusione, a livello europeo una posizione dominante in alcuni segmenti industriali.

Nei giorni scorsi l’Authority ha chiesto alle due case automobilistiche chiarimenti su alcuni aspetti della fusione allo studio. In particolare l’Antitrust Ue rileva che Fiat Chrysler e Peugeot dopo l’aggregazione possano mettere a rischio la salvaguardia della concorrenza. Il riferimento, nello specifico, riguarda i minivan prodotti dalle due aziende automobilistiche. Le perplessità dell’autorità si concentrano, in particolare, sul rischio che la quota di mercato nel settore dei veicoli commerciali leggeri possa andare ben oltre la soglia del 30% a livello europeo, con il risultato che il nuovo gruppo possa di fatto concentrare nel suo perimetro oltre un terzo del mercato in questione.

Dal 1978 è infatti operativa la joint venture Fiat-Psa in Italia, ”Sevel Sud”, tra Paglieta e Atessa (Chieti). La fabbrica italiana è il più grande centro di veicoli commerciali leggeri d’Europa, dove si producono Fiat Ducato, Citröen Jumper e Peugeot Boxer. I dipendenti sono circa6mila e la produzione nel 2019 è stata nell’ordine di 300mila unità. Di contro, però, il blocco Psa Opel ha una quota di mercato che nel 2019 è stata del 24% in Europa. A livello europeo lo scorso anno complessivamente in Europa i veicoli commerciali leggeri dai dati Acea sono stati pari a 2,1 milioni di unità. Il rischio, dunque, secondo gli addetti ai lavori è che tra Fca, che ha una quota di mercato del 10,9%,e l’asse Psa-Opel, il nuovo aggregato possa costruire una posizione assai sensibile con una quota di circa il 35%. Unendo le divisioni van, dunque, il nuovo asse controllerebbe un terzo del mercato europeo, più del 16% di Renault e Ford.

Resta da capire se la linea di difesa dei legali di Fca e Psa riuscirà a convincere l’Antitrust Ue nei prossimi mesi sull’opportunità di lasciare “integro” lo schema dell’operazione.

L’apertura dell’istruttoria appare oramai, secondo alcune fonti, scontata. L’allungamento dei tempi, invece, potrebbe in qualche misura mettere a rischio le scadenze immaginate per la fusione. Tuttavia l’obiettivo, confermato di recente dalle due case automobilistiche, è ancora quello di perfezionare l’aggregazione tra i due gruppi entro il primo trimestre del 2021. Ma è evidente che tutto dipenderà dalla posizione dei commissari e dalle garanzie (o condizioni) che gli stessi decideranno di porre ai fini del via libera definitivo alla fusione. Senza considerare le incognite politiche, che restano sempre in agguato.

In Borsa il titolo Fca nella seduta di ieri ha lasciato sul terreno il 2,7%. Questo dopo che alla vigilia, proprio i timori sulla fusione alla luce del faro acceso dall’Antitrust avevano spinto il titolo fino a un ribasso del 4,4%.

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