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Fca-Psa, l’accordo è a un passo Si va verso la firma domani

TORINO Il primo atto sarà questa mattina a Parigi, con la riunione del Consiglio di sorveglianza di Psa. Il secondo dovrebbe arrivare a stretto giro, probabilmente nella giornata di domani, con la firma del memorandum di intesa tra il Lingotto e il gruppo francese. Per dare vita a quello che diventerà il quarto gruppo mondiale dell’auto (8,7 milioni di auto vendute nel 2018) e il secondo in Europa dietro a un altro colosso, Volkswagen.
L’annuncio della riunione del consiglio Psa è di qualche giorno fa. Tutto nella capitale francese lascia intendere che questa volta, a differenza di quanto accadde a giugno per l’alleanza (fallita) Fca-Renault, le cose dovrebbero andare liscie. Le agenzie ieri riportavano il via libera del ministero dell’economia francese, retto da quel Bruno Le Maire che invece in estate, nel caso Renault, era stato al centro della polemica per aver avuto un atteggiamento che il consiglio di amministrazione di Fca aveva giudicato troppo invasivo. Ieri invece le fonti dello stesso ministero sostenevano che «questa operazione ha un senso perché permette di costruire un campione di statura mondiale per affrontare le nuove sfide della mobilità sostenibile ».
Alcune delle decisioni frutto del lavoro di queste settimane tra i due gruppi si potrebbero già intuire oggi, al termine dell’incontro del vertice di Psa. Gli analisti scrutano, ad esempio, quale sarà l’atteggiamento dei cinesi di Dongfeng, soci del gruppo francese. Se davvero intendono scendere nel pacchetto azionario per non turbare l’operazione e in particolare le diffidenze americane. A Washington si guarda con attenzione alle mosse di Fca che oltreoceano è soprattutto gruppo Chrysler e, in particolare, Jeep. L’amministrazione Trump sarebbe probabilmente sollevata se un rappresentante di Pechino non sedesse nel consiglio di amministrazione della nuova società. E a Parigi i francesi sarebbero più soddisfatti se, come ipotizzava ieri il quotidiano Les Echos, una parte delle azioni dei cinesi finisse nelle mani della famiglia Peugeot per riequilibrare il peso degli eredi del fondatore rispetto a quello che avrà Exor, la finanziaria degli Agnelli.
Se domani si firmerà il memorandum, la parte decisiva del lavoro per la fusione dovrà cominciare a gennaio e durare probabilmente tutto il 2020. Perché sarà necessario tradurre in decisioni concrete le strategie delineate in un mese di trattative tra le due parti. Le scelte fondamentali infatti sono già state accennate nei sette tavoli che da fine ottobre hanno cominciato ad affrontare i temi dell’innovazione, della produzione elettrica, delle piattaforme su cui nasceranno i nuovi modelli. Per Fca il responsabile della trattativa è stato Doung Osterman, il tesoriere del gruppo del Lingotto, mentre la delegazione francese è guidata dal direttore dei programmi di Psa, Olivier Bourges. Tutto dovrà diventare ora ingegneria industriale e finanziaria, per far coincidere nuovi prodotti e nuove società.
I consigli di amministrazione delle due società dovranno convocare nei prossimi mesi le rispettive assemblee degli azionisti, far approvare la cessione delle azioni ad una newco di diritto olandese che diventerà con tutta probabilità il veicolo per la nuova fusione. Un processo complesso e dai tempi non brevi per far nascere un costruttore in grado di produrre ricavi per 170 miliardi di euro all’anno con un utile operativo di 11.
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