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Fca: obiettivi raggiunti, record di utili «Con Gm saremmo i primi al mondo»

Gli utili che volano, i debiti che scendono più del previsto (dagli analisti). Il piano 2014-2018, quello che Sergio Marchionne definì «non per deboli di cuore», già completato al 60% e che ora anche i più scettici tra gli operatori considerano «raggiungibile». E poi i colloqui con l’Epa sulle presunte violazioni delle norme americane: «Procedono positivamente, speriamo in una rapida conclusione». Infine, naturalmente, Donald Trump: il chiaro aiuto che le linee guida del neopresidente sull’«ambientalismo fuori controllo» potranno dare alla querelle sul diesel Usa; il suo probabile apprezzamento — ma «con lui non ne ho parlato», il resto al momento sono «conversazioni da una birra al bar» — per quel matrimonio con Gm che Mary Barra ha fin qui sempre respinto. Eppure: «Nascerebbe il più grande produttore mondiale di camion e auto, e avrebbe base negli Stati Uniti». Può non allettare il miliardario arrivato alla Casa« Bianca con la promessa di «rendere di nuovo grande l’America»?

Domanda retorica, forse. Marchionne lascia semplicemente che aleggi. Del resto è il giorno del bilancio 2016, per Fiat Chrysler Automobiles, e davvero questa volta non ha «cattive notizie» da dare. Comincia dai conti, che dipingono un anno record. Certo, i ricavi sono sostanzialmente stabili, a 111 miliardi, però gli effetti del progressivo spostamento sul segmento premium sono del tutto evidenti sul fronte redditività: 6,1 miliardi di risultato operativo contro i 4,8 di un anno fa, 2,5 miliardi di profitti netti contro gli 1,7 del 2015 (dati adjusted : senza le correzioni per le poste straordinarie si passerebbe da 93 milioni a 1,8 miliardi).

Sono ottime performance, che tuttavia erano più o meno attese. Anche nella scomposizione degli utili, quella che mostra come sui 6,1 miliardi di Ebit ben 5,1 vengano dagli Usa — e i 40mila dipendenti riceveranno un premio medio di 5 mila dollari — con appena 500 milioni di contributo dall’Europa (un bonus, da definire, arriverà comunque anche nelle fabbriche italiane). Ciò che invece i mercati non si aspettavano, e che fa salire il titolo anche del 4% prima della chiusura a +1,2%, è il livello di taglio del debito: da 27,8 a 24 miliardi, con il netto industriale che scende da 5 a 4,5 miliardi. Tutto più che sufficiente a rendere raggiungibili gli obiettivi 2017: ricavi tra 115 e 120 miliardi, profitti operativi oltre i sette miliardi e utili netti oltre i tre, debiti industriali netti sotto 2,5 miliardi. Il promesso azzeramento sarebbe a quel punto vicino. E vicino sarebbe, soprattutto, il completamento dell’ambizioso piano al 2018.

Raffaella Polato

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