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Fca, l’utile in crescita Obiettivi confermati Spin-off Ferrari dal 2016

Urgono alleanze. Non per Fca, che dice di non averne bisogno, ma per superare la follia di un’industria dell’auto che brucia nel mondo due miliardi di capitale alla settimana: «Li getta letteralmente dalla finestra », dice Sergio Marchionne. «Se Fca facesse una fusione con un altro partner, potrebbe risparmiare tra i 2,5 e i 4,5 miliardi di euro all’anno», calcola il manager nella più inconsueta conference call che si ricordi da molti anni a questa parte. Due ore e mezza di slides e confronto serrato (fino al battibecco) con gli analisti.

L’ad del Lingotto presenta i dati del primo trimestre 2015. Con i ricavi in crescita del 19 per cento a 26,4 miliardi nonostante una lieve contrazione delle vendite globali (a 1,1 milioni di auto vendute), e l’utile netto che a marzo 2014 era negativo per 173 milioni di euro e che invece quest’anno diventa positivo per 92. Marchionne conferma i target 2015: tra i 4,8 e i 5 milioni di auto vendute, ricavi per 108 miliardi, utile netto tra 1 e 1,2 miliardi. Risultati positivi che infatti inizialmente anche la borsa mostra di apprezzare. Fino a quando nella conference call non compare la slide su Ferrari: la vendita del 10 per cento è annunciata per terzo trimestre 2015 mentre la distribuzione dell’80 per cento del capitale con lo spin off avverrà nel primo trimestre 2016. E’ a questo punto che Piazz Affari inizia a punire il titolo fino alla sospensione per eccesso di ribasso e la chiusura a – 4,16 per cento a 14,15 euro. La Borsa vede solo Ferrari e qualsiasi spostamento in avanti della data di nascita del titolo del Cavallino (inizialmente prevista per fine 2015) provoca sommovimenti e delusione. Ciò che colpisce del discorso di Marchionne è la denuncia dei limiti strutturali di un settore che restituisce meno profitti di altri: «Confessioni di un drogato di capitale», si intitola il dossier che il manager presenta agli analisti. L’ad riconosce che Fca guadagna meno della concorrenza in Nordamerica e si ripromette di arrivare al 6 per cento di rendimento del capitale nel 2015 in area Nafta. Poi però allarga il discorso: sottolinea che «ogni anno l’industria dell’auto investe 100 miliardi» quando potrebbe risparmiare soprattutto sulle piattaforme e «sui costi di ricerca e sviluppo». Non è una questione di riduzione di dipendenti, spiega l’ad, «quanto di capacità installata e di stabilimenti ». Per risparmiare «aiutano le joint ventures ma soprattutto servono le fusioni», dice Marchionne. Fca sta trattando con un partner? «Non ho annunci da fare», dice l’ad. Il suo discorso sulla necessità delle fusioni non è nuovo. Lo aveva già proposto quattro anni fa ai costruttori europei. Senza successo. Perché tutti sperano di sopravvivere acquistando a poco prezzo chi soccombe. E nel frattempo si rafforzano aumentando la capacità installata, come ha fatto anche Fca in Brasile. Ma quello del «mors tua vita mea» è un gioco troppo costoso avverte Marchionne. Che conclude con una battuta: «Se servisse ad aumentare la redditività, mi alleerei anche con Apple o con Google».
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