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«Fca, con l’ecotassa rivedremo il piano»

Sarà l’Hudson completamente gelato, forse, che rende cupo l’Auto Show di Detroit. Di certo c’è anche il mercato cinese che ha visto, per l’automobile, un declino nel 2018 che non si registrava da almeno 30 anni, che si riflette anche sugli Stati Uniti dove sono state vendute 17,3 milioni di unità ma, nel 2019, potrebbero essere 16,8 milioni. In Cina sono state immatricolate 28,1 milioni unità (-2,8%) ma, malgrado la guerra commerciale con gli Usa, le esportazioni cinesi verso gli Usa sono cresciute dell’11,3% nel 2018.

E in Italia? Mike Manley, ceo di Fca, ha ribadito che il piano di investimenti da 5 miliardi di euro previsto in Italia dal 2019-2021 «sarà rivisto» insieme al piano di piena occupazione negli stabilimenti italiani entro il 2021. Quel piano, ha precisato, fu pensato prima che l’ecotassa su auto di lusso e Suv venisse introdotta in Italia (dal 1° marzo). E da allora «il contesto è cambiato». Parole che, in Italia, hanno scatenato i sindacati: «La decisione governativa di tassare le auto a combustione in base alle emissioni di CO2 — ha evidenziato Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Fim Cisl — è un “crimine” verso i lavoratori». «Non possono essere i lavoratori a pagare le scelte del governo — gli ha fatto eco il segretario generale della Uilm, Rocco Palombella — al quale abbiamo già più volte sollevato la questione chiedendo di rivedere il provvedimento». «Un provvedimento — ha aggiunto il segretario generale della Fim, Marco Bentivogli — che favorirà solo i produttori esteri, altro che sovranismo». «Chiediamo la convocazione di un tavolo, altrimenti — ha avvertito il segretario nazionale della Fiom Cgil Michele De Palma — sarà mobilitazione».

Tornando a Detroit, all’Auto Show mancano le tre grandi case premium tedesche che hanno lasciato spazio ai giapponesi e ai coreani. Mercedes resta sul podio mondiale dei marchi di lusso anche nel 2018, con 2,31 milioni di vetture vendute contro i 2,125 milioni di Bmw, ma entrambe hanno iniziato a registrare un rallentamento delle vendite nella seconda parte del 2018. Audi, arrivata terza con 1,8 milioni, ha molto sofferto l’entrata in vigore delle nuove norme europee per l’omologazione, con il risultato di un calo del 3,5% delle immatricolazioni. I tre marchi, inoltre, hanno subito la forte crescita di Volvo, proprietà della cinese Geely — +12,4% con oltre 642 mila veicoli — e che solo negli Usa ha consegnato circa 100 mila pezzi (+20,6% sul 2017). Infine, una curiosità: Rolls-Royce (Bmw) ha venduto nel 2018 oltre 4.100 vetture contro le 3.360 del 2017, con un aumento del 34%, mai registrato prima nei suoi 115 anni di storia.

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