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Fca, la lente di Sec e Giustizia sulle vendite Usa

Il dipartimento di Giustizia Usa, la Sec (la Cosob americana) e l’Fbi stanno conducendo un’indagine su Fiat Chrysler Automobiles per frode: al centro dell’inchiesta i dati sulle vendite ai clienti finali negli Stati Uniti.

Il gruppo automobilistico guidato da Sergio Marchionne conferma, in una nota, di «aver prestato la propria collaborazione in un’inchiesta della Securities Exchange Commission in merito ai dati relativi alle vendite da concessionari a clienti finali negli Stati Uniti». E sottolinea che «nelle sue relazioni finanziarie annuali e trimestrali, Fca riporta i ricavi sulla base delle sue spedizioni a concessionari e clienti e non sulla base delle unità riportate come vendute a clienti finali dai concessionari». Oltre alla Sec sta indagando anche il dipartimento di Giustizia statunitense, che recentemente, prosegue il comunicato, ha rivolto «richieste in merito a questioni simili». «Fca presterà piena collaborazione a queste indagini», conclude la nota. A Wall Street il titolo inizialmente ha ceduto lo 0,44% con la conferma dell’indagine in corso da parte della Sec, per poi risultare quasi invariato, chiudendo a -0,15%.

Secondo le indiscrezioni riportate ieri dal sito finanziario Bloomberg e riprese poi da Automotive News con ulteriori dettagli, le autorità Usa potrebbero avvalersi nelle indagini delle informazioni che emergeranno nella causa civile presentata a gennaio dai proprietari di due concessionari auto dell’Illinois e della Florida del gruppo Ed Napleton Automotive group, che avevano accusato Fca di gonfiare i dati sulle vendite. Secondo l’esposto, Fca avrebbe offerto incentivi finanziari affinché venissero registrati dati falsi, riportando vendite al dettaglio in un determinato mese e cancellandole in quello successivo. In base all’accusa di uno dei concessionari, un manager di Fca gli avrebbe offerto 20 mila dollari per dichiarare vendite false su 409 veicoli. La casa automobilistica allora aveva definito la causa infondata.

Era stata intentata in una Corte federale dell’Illinois nei confronti di Fca Usa e Fca Realty. All’epoca l’accusa nei confronti di Fca era stata di falso reporting delle proprie vendite. Il gruppo automobilistico aveva spiegato che «nonostante le numerose richieste di fornire la prova di tale supposta attività, gli attori si sono rifiutati di mostrare il fondamento delle loro accuse». « Fca ha condotto un’indagine sui fatti — proseguiva la nota del 14 gennaio — e ha concluso che tali accuse sono prive di fondamento». I due concessionari erano stati informati della conclusione prima che promuovessero la causa. Per Fca l’azione legale non era «nulla più che il prodotto di due dealer scontenti che non hanno adempiuto ai loro impegni» in base al contratto con Fca Usa, e che «hanno sistematicamente mancato di adempiere a partire almeno dal 2012». Inoltre «hanno anche usato per diversi mesi la minaccia di avviare il contenzioso».

Francesca Basso

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