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Fca: Gm o Ford partner possibili

«Abbiamo tanto lavoro da fare per capire se è possibile fare alleanze e con chi»: lo ha detto l’ad di Fca Marchionne. Gm o Ford partner industriali? «È tecnicamente possibile».

Sergio Marchionne torna a parlare di grandi accordi, dando qualche indicazione sui potenziali partner ma senza accennare a trattative concrete in corso. Un’alleanza con le americane Ford o General Motors «è tecnicamente possibile, come con i francesi» di Peugeot, ha risposto l’a.d. di Fiat Chrysler a margine dell’assemblea della svizzera Sgs, a chi gli chiedeva della possibilità di un’intesa. «Psa è una buona azienda, ma non so se risolve il problema (della presenza, ndr) globale di Fca» a causa della sua focalizzazione su Europa e Asia, ha aggiunto. Il numero uno di Fca ha comunque escluso di aver individuato un partner con cui avviare discussioni. «Ancora non l’ho trovato.
C’è tantissimo lavoro da fare per capire se è possibile fare un’alleanza e con chi», ha affermato Marchionne, il quale ha ribadito la necessità di «essere aperti per definizione» a tutte le opzioni. Marchionne ha infine negato trattative con Volkswagen: «Incontri non ne ho mai avuti». Il titolo Fca intanto sale a nuovi massimi: +1,77% a Milano a 14,91 euro.
Il manager italo-canadese, che ha più volte definito inevitabile un ulteriore consolidamento nel settore auto per fronteggiare le sfide del settore come l’aumento dei costi per lo sviluppo dei nuovi modelli, aveva già accennato all’ipotesi General Motors in un’intervista di un mese fa, parlando delle richieste formulate all’azienda di Detroit da un gruppo di hedge fund: «Gli attivisti hanno iniziato a prendere di mira i costruttori – aveva detto -. In un primo tempo i consigli d’amministrazione cercheranno di difendersi con avvocati e banchieri, ma alla fine dovranno sedersi al tavolo per discutere una fusione con noi o con un altro concorrente».
Un’eventuale intesa con General Motors o Ford porrebbe forse qualche problema con l’Antitrust Usa, ma ciascuna delle rivali presenterebbe opportunità interessanti. General Motors è rimasta, dopo l’uscita del Governo Usa dal capitale, con un azionariato istituzionale frammentato: nessun socio supera attualmente il 5% del capitale, e di fatto è uno dei pochissimi gruppi del settore a rischio scalata.
Nel caso in cui l’attivismo degli hedge fund mettesse a rischio la solidità della maggiore azienda automobilistica americana, a Gm potrebbe fare comodo avere il supporto di un socio industriale, e la manovra potrebbe avere il sostegno del Governo Usa.
Proprio il fatto che General Motors non ha soci forti consentirebbe a Exor (che controlla Fca con il 46% dei diritti di voto e poco meno del 30% del capitale), nel caso di un’ipotetica fusione, di giocare nel nuovo gruppo – pur diluendosi molto – un ruolo non secondario. Quanto a Ford, i legami tra l’omonima famiglia e gli Agnelli sono cordiali e di lunghissima data, il che faciliterebbe un’eventuale trattativa. Entrambi i casi, inoltre, potrebbero consentire a Marchionne di guidare un vero e proprio colosso – almeno in una prima fase.
Per ora, comunque, di fusioni si parla solo; l’unico effetto concreto – tutt’altro che spiacevole per i soci Fca – è che gli analisti finanziari hanno rivisto quasi tutti al rialzo le stime sul titolo, e sembrano convinti che dopo la quotazione e lo scorporo di Ferrari, nuove operazioni straordinarie arriveranno a sostenere il corso delle azioni Fca; uno degli ultimi report, quello della banca britannica Barclays, aumenta il prezzo obiettivo delle azioni Fca da 11,5 a 15,5 euro, e scrive che «Marchionne si è dimostrato estremamente abile a negoziare intese in passato, e crediamo che ci siano parecchie possibilità per Fca anche dopo lo scorporo Ferrari».
Anche della quotazione di quest’ultima ha parlato ieri il manager, tornando ad alzare la posta sulla valutazione del Cavallino rampante: «Con 7 miliardi di euro non ci facciamo niente, mi aspetto molto di più» ha risposto a chi gli chiedeva di una possibile valutazione del 100% dell’azienda. Marchionne ha detto che il primo trimestre di Fca «sta andando in linea con quanto ci aspettavamo», anche se «mancano ancora due settimane importanti» alla conclusione dei primi tre mesi dell’anno.
«In Brasile il mercato è sceso, è un problema per tutti, ci stiamo adattando» ha aggiunto; nei primi due mesi dell’anno le vendite di auto nel Paese sudamericano sono crollate del 22% con un calo ancora più consistente (-31%) per Fiat Chrysler, che ha perso la leadership di mercato a vantaggio proprio di General Motors.

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