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Fca fissa il prezzo, Borsa giù «Ferrari non andrà a Londra»

Fa effetto, ma era prevedibile: Fiat Chrysler Automobiles fissa il prezzo di azioni e prestito convertendo da collocare negli Usa, il valore non può che essere inferiore ai livelli record raggiunti in meno di due mesi, la Borsa subito si allinea. Ovviamente al ribasso. 
Undici dollari è quel che Fca chiederà per ciascuno dei cento milioni di titoli in via di emissione, annuncia una nota quando in Italia non è ancora l’alba. Al cambio attuale significano 8,8 euro. E lì punta, dall’inizio, Piazza Affari. Attorno a mezzogiorno il calo supera il 7%, a un soffio da quota 9. Poi parte Wall Street, dove la correzione di mercoledì (-9,47%) aveva già quasi centrato il target degli 11 dollari e dove, di conseguenza, le perdite sono ora contenute: la partenza a 11,26 dollari equivale a un calo ridotto all’1,86%. Milano si adegua e a sua volta lima un po’ il rosso. Il -6,2%% della chiusura, a 9,19 euro, resta certamente pesante. Ma l’altra faccia della medaglia sono i valori che Sergio Marchionne ha intanto assicurato al gruppo.
Sugli 11 dollari avrebbero scommesso in pochi anche solo quando, prima e dopo il debutto del 13 ottobre a New York, il titolo pareva inchiodato sotto i 7,727 euro pagati a chi aveva esercitato il recesso dalla «vecchia» Fiat. È andata diversamente ed è chiaro che, in quest’ottica, il crollo delle ultimissime sedute non preoccupa i vertici Fca. Marchionne ha centrato i prezzi-obiettivo per dotare Fiat Chrysler di «almeno 4 miliardi di euro». Dai 100 milioni di azioni arriveranno 800 milioni di euro. Dal bond, che salvo possibili conversioni anticipate scadrà il 15 dicembre 2016 e pagherà cedole annue del 7,875%, l’equivalente di altri 2,3 miliardi. Fa già quota 3,1 e, in attesa del closing previsto per la prossima settimana, in buona parte già sottoscritti: Exor conferma l’acquisto del prestito per 886 milioni di dollari, in modo da non diluire il proprio 43% di diritti di voto; le banche hanno «opzionato» il 13% delle azioni e 385 milioni di dollari di obbligazioni.
L’«operazione Usa» — destinata a ridurre il debito e finanziare lo sviluppo rafforzando, in parallelo, la presenza a Wall Street — dovrebbe insomma filare liscia. Non si esaurisce tuttavia in questo primo step. Un ruolo fondamentale lo gioca Ferrari, e non solo per l’abbinamento gratis ad azioni e bond. Prima dello scorporo, che «passerà» a Exor la maggioranza relativa del 24%, Maranello verserà a Fca 2,25 miliardi di euro: contribuirà a tagliare l’indebitamento per 715 milioni. Poi toccherà a Wall Street. E Marchionne è convinto che «Ferrari stupirà» ulteriormente: di sicuro, per il 10%, punta a incassare più dei 500-600 milioni indicati come «minimo» dagli analisti, e che porterebbero comunque oltre i 4 miliardi i mezzi freschi su cui Fca potrà contare.
Secca stroncatura, in parallelo, di voci e polemiche sul presunto trasloco «antitasse» da Maranello a Londra : «Non vi è alcun piano o intenzione di trasferire all’estero la residenza fiscale di Ferrari, né alcun progetto di delocalizzare le sue attività italiane, che al regime fiscale italiano continueranno a essere soggette». Nessun cenno alla sede legale. L’ipotesi Amsterdam, per blindare il controllo tricolore di un Cavallino altrimenti a rischio scalata, sul tavolo c’è.

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