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Fca e la nuova grande alleanza Usa La Borsa ci crede (e aspetta Ferrari)

Alla fine i 16 euro restano un record di giornata, non di chiusura: quella si è fermata a 15,80, +1,28% dopo punte che qua e là hanno superato anche il 4%. È evidente però che la Borsa ci crede. Non è più la sola Ferrari a spingere Fiat Chrysler Automobiles oltre ogni primato, con rialzi che solo da inizio anno sfiorano il 70%. C’è il ritorno del tema «fusione», sotto i riflettori. Da Piazza Affari a Wall Street, la frequenza con cui Sergio Marchionne parla di alleanze e semina indizi dà sempre più l’idea di una possibile accelerata. Così come è sempre più General Motors la pista battuta dagli analisti. 
Certo, il numero uno di Fca sta attento a precisare ogni volta che «c’è ancora tantissimo da fare» anche solo «per capire se sia possibile un’alleanza, e con chi». Tutta l’industria automotive è però in fermento.
Qualche scossa è venuta dal mondo web: ora ci sono Google e Apple, seguite negli annunci dalla cinese Huawei (e persino Alibaba ha appena messo un cip), a studiare quell’«Internet car» che sarà l’auto del futuro. E non c’è forse nessuno, tra i grandi costruttori, che non sposerebbe il proprio know how con quello dei colossi della Silicon Valley.
Questa è tuttavia una partita a medio-lungo termine. Prima, molto prima dovrebbe sbloccarsi la scacchiera del consolidamento interno. E se Marchionne non è l’unico a ritenere inevitabile una seconda ondata, come nella precedente appare lui il più determinato a «muovere». Vuole portare Fca, che intanto continua a crescere e in febbraio ha fatto meglio del mercato europeo (+11,3% contro +7,3% secondo Ihs Global Insight), a dimensioni di scala tali da massimizzare i risparmi e minimizzare in parallelo il consumo di capitale.
Gm sarebbe il candidato ideale per chiare ragioni: gli Usa sono il mercato che Marchionne meglio conosce (e viceversa), i due gruppi sono già stati partner, le necessarie complementarietà ci sono. Dopodiché, se prima o poi andassero a buon fine i contatti che «in passato ci sono stati» (come con Ford), è chiaro che sarebbe Gm a inglobare Fca. In questa chiave va letta un’altra frase: «Chi compra chi è secondario, la logica da servo e padrone è preistorica». Non sarebbe comunque un problema per l’azionista di maggioranza: il controllo di Gm è così frammentato che Exor, pur diluita, resterebbe ampiamente il primo socio. Non è un caso che anche la holding continui a ritoccare i record borsistici: ieri +4,61%, a 41,56 euro.

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