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Fca, con i nuovi motori a Termoli stop alla Cig e 50 nuove assunzioni

E’ partita l’operazione Alfa. Il primo effetto concreto è il viaggio di Sergio Marchionne in Molise, nello stabilimento di Termoli dove si producono i motori. L’ad del Lingotto arriva ufficialmente per celebrare i trent’anni del motore Fire, venduto in più di 20 milioni di pezzi. Ma nel suo discorso ai 2.400 dipendenti annuncia che «realizzeremo in questo stabilimento due nuovi motori pensati appositamente per i nuovi modelli Alfa Romeo: un 4 cilindri a benzina e un 6 cilindri derivato da Ferrari. Ne produrremo 200 mila all’anno». Prima conseguenza concreta: «Azzereremo la cassa integrazione e cominceremo con l’assunzione di 50 giovani che ricopriranno ruoli strategici in vista dell’introduzione del terzo turno». Lo schema è quello già seguito a Melfi: finisce la cassa, si assume un primo gruppo di giovani che vengono formati per diventare i team leader delle nuove linee e quando si introdurrà il terzo turno si assumerà un numero più consistente di nuovi dipendenti.

Il discorso di Marchionne porta anche altre novità. La più rilevante è che «tutti i motori Alfa Romeo verranno prodotti in Italia». I conti sono presto fatti. Il piano prodotti dell’Alfa prevede la vendita di 400.000 vetture all’anno nel 2018. Se 200 mila motori verranno realizzati a Termoli c’è da aspettarsi che almeno un altro stabilimento ne produca altrettanti. Ma i 200 mila motori che mancano potrebbero essere anche prodotti in diversi altri stabilimenti italiani, da Pratola Serra, in provincia di Avellino, alle linee della Vm in Emilia Romagna, allo stesso sito di Mirafiori dove da anni le officine Meccaniche sono prive di una produzione motoristica. Il secondo annuncio contenuto nel discorso dell’amministratore delegato è che il futuro produttivo di Termoli è «strettamente legato al lancio della nuova Alfa Romeo previsto per il 24 giugno ». Dunque almeno uno dei due motori annunciati ieri servirà ad equipaggiare la Giulia, il modello di attacco del Biscione che sarà svelato a fine giugno e che è destinato ai mercati di tutto il mondo, America compresa. Parlando alle tute blu Marchionne ha anche raccontato i ventiquattro mesi di studio che hanno preceduto il lancio dei nuovi prodotti Alfa: «Negli ultimi due anni abbiamo lavorato a questo progetto in modo caparbio e senza sosta. I nostri tecnici e i nostri ingegneri si sono ritrovati in capannoni mimetizzati in giro per l’Italia. C’era bisogno, anche fisicamente di un ambiente del tutto nuovo per poter pensare fuori dagli schemi».
Il ritorno sul mercato del marchio milanese è certamente uno degli eventi di rilievo sul piano industriale per Fca nel 2015. Sul piano finanziario continuano intanto a rincorrersi i rumors che parlano di nuove possibili alleanze con altri costruttori. Nell’attesa (qualcosa si potrebbe capire la prossima settimana in occasione dell’assemblea degli azionisti) Fca ristruttura le sue linee di credito. E ieri ha lanciato il primo bond in dollari dalla quotazione, in ottobre, a Wall Street. Un’emissione da tre miliardi «per le esigenze generali del gruppo », che servirà a sostituire a condizioni più vantaggiose vecchie linee di credito contratte tempo fa da Fca Usa.
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