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Fca, causa civile in Usa per le emissioni diesel

Le autorità americane hanno denunciato in tribunale Fiat Chrysler Automobiles, accusandola di aver truccato le emissioni in oltre centomila veicoli con i popolari marchi Jeep e Ram e dotati di motori diesel.
Il Dipartimento della Giustizia di Donald Trump, depositando il ricorso presso la magistratura civile, ha rotto gli indugi e ha dato seguito alle prime accuse mosse alla Fca sotto l’amministrazione di Barack Obama all’inizio dell’anno. Anzi, ha anche fatto scattare una potenziale escalation: la tecnologia utilizzata dalla casa automobilistica viene nei fatti «bollata» come un defeat device. Paragonabile, cioè, alle manipolazioni delle quali era stata accusata la Volkswagen in oltre seicentomila veicoli, grazie a software nascosti e destinati a falsare i dati in condizioni di test e a consentire invece un inquinamento superiore agli standard consentiti durante la guida.
Nel caso di Fca, le tecnologie che non erano state comunicate alle autorità avrebbero «causato una performance meno efficace nei sistemi di controllo delle emissioni dei veicoli». In precedenza gli inquirenti avevano già indicato di aver identificato almeno otto «devices» che non erano stati regolarmente rivelati alle autorità. Il ricorso precisa adesso che «nelle auto che rispettano le emissioni standard in laboratorio e durante i test tipici» la tecnologia consente poi «durante certe normali condizioni su strada l’emissione di ossidi di azoto che sono molto superiori ai livelli permessi».
Il titolo Fca, di recente al centro di brusche oscillazioni legate proprio all’andamento dei complessi negoziati con il governo statunitense, ieri ha perso quasi il 5% nel pomeriggio a Wall Street.
Il gruppo guidato da Sergio Marchionne, che ha sempre negato violazioni, ha risposto alla decisione, esprimendo in un comunicato anzitutto «delusione» per la scelta delle autorità statunitensi. Ha indicato di voler «studiare il ricorso». Ma ha ancora una volta negato di aver commesso alcuna violazione intenzionale delle regole che possa essere configurata come l’uso di un defeat device. Contro simili accuse, ha aggiunto, difenderà «vigorosamente» le sue ragioni. Allo stesso tempo ha tuttavia ribadito di essere intenzionata a continuare a «cooperare» con le autorità ambientali.
Nei giorni scorsi Fca aveva proposto un aggiornamento del software che lo avrebbe ricalibrato nel rispetto delle norme sulle emissioni. E aveva auspicato che la soluzione potesse essere considerata soddisfacente e accettata dall’Agenzia per la Protezione Ambientale e dalle autorità californiane, il California Air Resources Board, con le quali aveva professato mesi di collaborazione per «chiarire le questioni sulla tecnologia utilizzata». La soluzione era stata messa a punto per le vetture nuove modello 2017 come per i modelli vecchi che sono finiti nel mirino. Ieri Fca ha ribadito l’efficacia della soluzione proposta.
La mossa non è però bastata per il momento a evitare uno scontro in tribunale all’ombra della denuncia. Il ricorso depositato formalmente cita l’azienda per violazioni della legge ambientale Clean Air Act e chiede che contro la Fca vengano fatte scattare ingiunzioni e sanzioni. I danni potenziali ai quali potrebbe essere esposto il gruppo sono stati stimati, fin dai mesi scorsi, in 4,6 miliardi di dollari. Per oggi è previsto anche un appuntamento davanti alla corte federale per esaminare ricorsi che erano stati presentati da consumatori. Al centro del caso Fca sono in tutto 104.000 veicoli Jeep Grand Cherokee e Ram 1500 con motori diesel da tre litri che sono stati prodotti negli anni tra il 2014 e il 2016.

Marco Valsania

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