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Fca anticipa il ritorno all’utile in Europa Offerta cinese per gli immobili Exor

La ripresa, per l’auto europea, a questo punto non è più un dubbio. L’aveva confermato gennaio, quando le vendite dell’area Ue-Efta erano salite del 6,2%. 
Rafforza il trend il mese di febbraio: 958 mila immatricolazioni, +7% su febbraio 2014. Fanno 18 mesi consecutivi al rialzo, ormai. E, come dimostrano i dati diffusi ieri dall’Acea (l’associazione continentale dei costruttori), con tutti e cinque i principali mercati in attivo: la Spagna degli incentivi guida la pattuglia con un altro robusto +26%, l’Italia segue con un buon 13,2%, il Regno Unito mette a segno il 12%, Germania e Francia si fermano sotto la media ma chiudono comunque a +6,6% e +4,5%.
In questo quadro, Fiat Chrysler Automobiles centra gli obiettivi che dovrebbero riportare in utile i conti europei del gruppo già da questo trimestre. Lo fa battendo il mercato, e non solo a livello continentale. Con 66 mila auto vendute migliora dell’11,2% i risultati di febbraio 2014 nei Paesi Ue-Efta, dove la quota ritorna al 6,9% (dal 6,6% di un anno fa e dal 6,2% di gennaio 2015).
E il bilancio è sopra la media anche in tre dei maggiori player esteri (oltre che in Italia, dove l’ultimo mese ha portato un incremento del 13,4% contro il 13,2%): raddoppio sfiorato in Germania (+9,6%), in Francia (+8,9%), in Spagna (+40,9%).
Il merito, ancora una volta, è di Jeep, «famiglia 500» e Panda.
Il brand Usa mantiene il ritmo di crescita a tre cifre, con un +182%, e conferma la Renegade tra le dieci auto più vendute del proprio segmento. Lì, la più piccola delle Jeep è affiancata dall’altro modello made in Melfi , ovvero la 500X. A loro volta, Panda, 500 e 500 L consolidano la leadership delle rispettive categorie.
È a partire da questi dati che, ieri mattina, il titolo Fiat Chrysler aveva iniziato l’ennesima giornata di rialzi. È durata un paio d’ore: i realizzi, prevedibili dopo la corsa che in due sole sedute ha abbattuto prima il tetto dei 15 euro e poi quello dei 16, alla fine sono costati il 2% e il ritorno a quota 15,47 euro.
Stessa sorte per Exor, «limata» dell’1,78% nonostante il rilancio, da parte dell’agenzia Bloomberg , delle voci attorno alla vendita di Cushman & Wakefield per una cifra stimata intorno ai due miliardi di dollari. I rumors in circolazione sui mercati parlano di un’imminente offerta da parte della cinese Fosun.
Ma la «gara» per rilevare le attività immobiliari è appena cominciata e sul tavolo della holding, che al tutto oppone un no comment , manifestazioni d’interesse ce ne sarebbero in realtà già più d’una. La partita è aperta

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