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Fca alza i target e scatta in Borsa

Fiat Chrysler ha chiuso il secondo trimestre 2015 con risultati positivi e rivede al rialzo i target finanziari per l’intero 2015. Il consiglio d’amministrazione, riunitosi a Londra sotto la presidenza di John Elkann, ha approvato i conti che vedono un fatturato di 29,2 miliardi di euro (+25% dai 23,3 del 2014) e un utile operativo (Ebit) di 1,348 miliardi dai 961 milioni di un anno prima; gli analisti si attendevano un valore attorno al miliardo di euro. Il balzo dei ricavi del 25% in euro è dovuto in gran parte alla rivalutazione del dollaro: a parità di cambi l’aumento è del 10 per cento. L’utile netto è salito da 197 a 333 milioni, mentre quello rettificato (escludendo una serie di voci straordinarie) è più che raddoppiato a 450 milioni. L’indebitamento netto industriale è sceso a 8 miliardi di euro dagli 8,6 di fine marzo 2015.
Gli obiettivi rivisti al rialzo per l’intero 2015 sono quelli relativi ai ricavi – «oltre 110 miliardi di euro» da un target precedente di 108 – e l’Ebit rettificato di «almeno 4,5 miliardi» (era «fra 4,1 e 4,5»); restano invariati l’obiettivo di utile netto rettificato a 1-1,2 miliardi e il debito netto industriale fra 7,5 e 8 miliardi, mentre viene limato al ribasso quello sulle vendite, che diventa «4,8 milioni di veicoli» rispetto al precedente «tra 4,8 e 5 milioni».
Il maggiore ottimismo sui profitti ha dato slancio al titolo Fca, che in mattinata cedeva in Piazza Affari poco meno di un punto percentuale: le azioni hanno reagito ai numeri con un balzo repentino di oltre il 5%, e hanno poi chiuso la seduta a quasi 14 euro (+5,75% a 13,98). «Marchionne 1-Scettici 0» ha titolato il suo report Max Warburton, di Alliance Bernstein – uno degli analisti più critici di Fca.
A trainare i conti del gruppo nel trimestre è stato soprattutto il mercato Nordamericano, che ha più che raddoppiato l’Ebit a 1,3 miliardi di euro (da 595 milioni) su ricavi saliti a 17,2 miliardi, con un margine del 7,7% che si avvicina a quello delle rivali Gm e Ford. Molte delle domande degli analisti finanziari a Sergio Marchionne, nella conference call del pomeriggio, si sono in effetti focalizzate sulle cause e la sostenibilità dell’ottimo risultato in Nordamerica. «Non c’è dubbio che ne siamo soddisfatti – ha detto Marchionne – ma siamo ancora lontani dai livelli dei nostri concorrenti» (che hanno ottenuto nel periodo margini del 10% sulle vendite, ndr). «L’obiettivo – ha spiegato il manager – è chiudere il gap entro fine anno».
Bene anche l’Europa, che aumenta il giro d’affari del 18% a segna 57 milioni di utile (dal pareggio nel 2014). Marchionne ha sottolineato che il margine dell’1% sui ricavi ottenuto in Europa sconta «l’assenza dell’Alfa Romeo» il cui primo modello, la Giulia, arriverà l’anno prossimo. Finora abbiamo investito su Alfa «poco meno di 2 miliardi – ha detto il manager – tra lo sviluppo della Giulia, della gamma di motori e del modello successivo» (un crossover sulla stessa piattaforma, che arriverà alla fine dell’anno prossimo).
Ancora in rosso il Sudamerica (79 milioni di perdite su un fatturato in calo del 15%), anche se il management ha sottolineato che al netto dei costi di lancio della Jeep Renegade e della fabbrica di Pernambuco il bilancio si sarebbe chiuso in pareggio; un risultato notevole, visto che entrambe le concorrenti americane sono in profondo rosso nella regione. Calo dei profitti anche in Asia (47 milioni contro 110) dovuto soprattutto all’aumento della concorrenza in Cina. Andamento a due velocità per i marchi di lusso: Ferrari accelera in vista dello scorporo, con una crescita di ricavi e utili (da 105 a 124 milioni); Maserati paga il calo del fatturato (-17%) con una minore redditività operativa (da 6 1a 43 milioni). Il collocamento di Ferrari avverrà «nel quarto trimestre 2015», ma dopo il deposito della documentazione presso la Sec i manager sono vincolati – è stato spiegato – alla riservatezza; niente nuove su potenziali altre operazioni a partire dall’eventuale cessione della Magneti Marelli, che secondo Marchionne «non è nei piani immediati del gruppo».
Il debito è calato di circa 600 milioni in tre mesi grazie a un cash flow positivo per 900 milioni; la liquidità resta elevata a 21,3 miliardi e difficilmente scenderà – ha detto il CFO Richard Palmer – prima di 18 mesi: all’orizzonte, ha spiegato, ci sono scadenze di bond per quasi 3 miliardi di euro e il possibile rimborso anticipato dei bond Fca Us (ex Chrysler) 2021, per un ammontare equivalente. Proprio con riferimento a quest’ultima eventualità, l’agenzia di rating Standard & Poor’s ha intanto alzato da “stabile” a “positivo” l’outlook (prospettive) dei bond di Fca e di quelli Chrysler.

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