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Fca accantona la dote per il futuro matrimonio

Il forno comincia a funzionare, per usare una metafora di Marchionne. A parità di vendite e di fatturato gli utili del terzo trimestre di Fca volano (+496 per cento l’Ebit a 1.341 milioni) tanto da rendere credibile un miglioramento degli obiettivi 2016: 5,8 miliardi di utile rettificato e 2,3 miliardi di utile netto. A fine anno l’indebitamento industriale sarà inferiore ai 5 miliardi rendendo possibile già nel 2017 l’azzeramento. Nel trimestre aumenta gli utili dell’8 per cento l’America, nonostante il calo delle vendite, quintuplica gli utili l’Europa che incrementa le consegne del 18 per cento. Paga la strategia dei marchi premium: la Maserati, con 10 mila consegne, ha un utile rettificato di 103 milioni, equivalente a quello realizzato con le 295 mila vendite europee del resto del gruppo.
Com’è tradizione, i dati del terzo trimestre servono a ritarare strategie e piani. Parlando con gli analisti Marchionne spiega che «non sono previste cessioni di asset entro fine anno». Si intuisce che Marelli rimarrà nel gruppo ancora per qualche tempo. Svanita per ora l’ipotesi di vendita a Samsung, andata in fumo con le batterie del Galaxy Note 7, al Lingotto non escludono un giorno di cedere il loro gioiello nella componentistica a una cifra compresa tra i 3,5 e i 5 miliardi, ben oltre i 3 ipotizzati per la cessisone a Samsung. Questo significa che la sola vendita della Marelli potrebbe bastare ad azzerare l’indebitamento del gruppo. Suggestioni. E’ possibile piuttosto che Marelli serva a giocare la partita delle allenze che Marchionne ed Elkann non hanno mai abbandonato del tutto. Una Fca senza debiti, o addirittura con 4-5 miliardi di utile (come prevede l’obiettivo al 2018) varrebbe almeno 3 volte quanto viene valutata oggi. E avrebbe un peso specifico adeguato a sedersi al tavolo delle trattative per una fusione. Tra due anni il mondo dell’auto potrebbe cominciare a cambiare in modo significativo. Nelle settimane scorse, ad una riunione con i suoi manager, Bill Ford avrebbe affermato che in futuro tranne la F-150 e la Mustang, tutti gli altri modelli del gruppo saranno commodities. Nel mondo dell’auto autonoma o comunque condivisa, le alleanze saranno a maggior ragione inevitabili. Il rallentamento del mercato Usa potrebbe aiutare in quella direzione. A Torino non amano le fughe in avanti ma è evidente che non potranno rimanere a lungo senza un modello elettrico di richiamo. Quasi certamente sarà questo il ruolo assegnato alla nuova Maserati Alfieri, il gioiello presentato in prototipo tre anni fa a Ginevra e che presto sarà venduto con la motorizzazione totalmente elettrica. Chi sarà il nuovo partner? Ad agosto Marchionne aveva fatto capire di non essere contrario a riprendere in mano il dossier Volkswagen anche se non sarebbe facile far digerire agli uomini Chrysler di Detroit un nuovo sbarco tedesco dopo la pessima esperienza con Mercedes. Non sarebbe facile nemmeno il rapporto con i politici di Berlino. Durante una visita a Maranello, Angela Merkel avrebbe ricordato a Marchionne i tempi della fallita scalata alla Opel: «Io e lei abbiamo trascorso diverse notti insieme».
Per il momento il Lingotto ha questioni più impellenti. «Le vendite di Giulia e Maserati sono incoraggianti », dice Marchionne agli analisti. Tutte le navi che trasportano il suv del Tridente, il Levante, partono piene verso di gli Usa. E con i nuovi modelli Alfa (dopo il suv Stelvio che verrà lanciato a novembre è prevista la sw della Giulia a fine 2017)il mercato Usa potrà essere meglio aggredito. Sugli Stati Uniti incombe l’incognita Trump: si sa che Marchionne non apprezza il candidato repubblicano. Ma anche con Hillary, espressione del potere di Washington, la sintonia non potrà essere quella che si è avuta con l’uomo di Chicago, Barak Obama. Il passaggio da un politico della «rust belt», la cintura dell’industria manifatturiera, a una signora che vive nei palazzi di «House of cards» non sarà facile.
Il buon andamento di Fca potrebbe consentire a Marchionne nei prossimi mesi di dedicare più tempo a Ferrari. L’andamento in pista è una spina nel fianco. Se è stato possibile estrarre valore con la quotazione in Borsa, è molto più difficile estrarre cavalli dalle rosse. Urge un radicale cambiamento di dirigenti e forse non solo. Nessuno mette in discussione i piloti, soprattutto Raikkonen. Ma si dice che a Maranello osservino con attenzione Vestfappen. E che forse non disdegnerebbero, un giorno, l’arrivo in Ferrari di un pilota italiano.

Paolo Griseri

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