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Fca, 2° trimestre da record

Fiat Chrysler Automobiles ha registrato le migliori performance di sempre nel 2° trimestre 2016 con un margine operativo adjusted salito dal 4,9% di un anno fa al 5,8%. Inoltre, Fca ha generato nel periodo un forte flusso di cassa e ridotto di 1,1 miliardi di euro l’indebitamento industriale netto. «Al momento, sulla base dei risultati conseguiti e delle attese sui lanci in programma, crediamo che i target al 2018 siano raggiungibili», ha dichiarato l’a.d. di Fca, Sergio Marchionne, ieri, alla presentazione dei risultati trimestrali, aggiungendo che il gruppo avrà verso fine anno «una visione incredibilmente dettagliata di quello che intende fare nei prossimi 24 mesi».
Intanto, Fca «sta facendo progressi» nella ricerca di un partner per la produzione delle berline destinate al mercato nordamericano, ma al momento «non siamo nella posizione di annunciare qualcosa», ha detto Marchionne, che ha escluso, ancora una volta, che la Brexit potrà avere un impatto negativo su Fca. Tra l’altro, secondo quanto affermato dal direttore finanziario Richard Palmer, Fca ha acceso strumenti di copertura per proteggersi dal calo subito dalla sterlina successivamente all’esito del referendum sull’uscita di Uk dalla Ue, e pertanto l’impatto valutario della Brexit sarà «minimo quest’anno». Inoltre, il gruppo rimane «aperto» a ulteriori intese in ambito tecnologico dopo quella con Google per i veicoli a guida autonoma. Marchionne ha confermato le discussioni in corso con altre realtà del settore high tech e ha sottolineato la necessità di «esplorare potenziali sviluppi» con diversi player sui fronti aperti dalla convergenza tra tecnologie informatiche e comparto Automotive.

Dunque, Fiat Chrysler Automobiles (Fca) ha chiuso il miglior secondo trimestre della sua storia e ha rivisto al rialzo le guidance per il 2016. Il gruppo ha beneficiato del continuo miglioramento in Europa e della stabilità delle attività in Nord America per compensare la debolezza in altre regioni come l’Asia-Pacifico e in America Latina, dove comunque è riuscita ad arginare l’effetto devastante del crollo del mercato brasiliano.

Nello specifico, Fca ha registrato una crescita dell’utile netto del 25% annuo a 0,3 miliardi di euro e dell’utile netto adjusted del 91% a 1,6 miliardi con un margine in aumento dal 4,9 al 5,9% per effetto della robusta performance operativa dell’area Nafta, Emea e Componenti, oltre al miglioramento della regione Latam, in parte compensati dagli oneri per richiami relativi ai dispositivi di gonfiaggio degli airbag forniti da Takata.

Fca ha peraltro beneficiato di un calo degli oneri finanziari netti di 128 milioni di euro a 491 milioni di euro grazie della riduzione dell’indebitamento lordo e dei rifinanziamenti a tassi più favorevoli e di una riduzione delle imposte sul reddito di 102 milioni di euro a 248 milioni di euro per l’effetto fiscale sui costi per richiami degli airbag di Takata.

I ricavi sono, invece, calati del 2% a 27,893 miliardi ma risultano in aumento dell’1% a parità di cambi, mentre l’utile operativo adjusted è cresciuto del 16% a 1,628 miliardi e l’utile operativo è diminuito del 14% a 1,06 miliardi principalmente per costi di 414 milioni di euro per richiami relativi ai dispositivi di gonfiaggio degli airbag forniti da Takata.

Dal punto di vista commerciale le consegne globali delle società consolidate sono state pari a 1.175.000 unità, con il calo dell’1% principalmente attribuibile alla regione Apac (Asia Pacifico) per effetto del passaggio alla produzione locale di Jeep in Cina, dove il marchio ha dimostrato di avere un’attrattiva eccezionale. L’accoglienza del Cherokee e del Renegade prodotti in Cina è stata finora buona e Fca ha confermato l’obiettivo di venderne 500 mila entro il 2018.

Le consegne globali complessive (incluse le joint venture) sono salite dell’1% a 1.233.000 unità, con la riduzione registrata in Latam più che compensata dall’incremento in Emea.

L’indebitamento netto industriale è stato ridotto di 1,1 miliardi di euro rispetto a marzo 2016 a 5,5 miliardi grazie al flusso di cassa della gestione operativa pari a 1,8 miliardi al netto degli investimenti del trimestre per 2,1 miliardi e nonostante lo sfavorevole effetto dei cambi di conversione per 0,5 miliardi.

Le forti performance operative hanno fornito le basi per una revisione delle guidance insolita rispetto al tradizionale approccio dell’a.d. Marchionne, che ha sempre rinviato al terzo trimestre la possibilità di un aggiustamento delle stime. Nello specifico, i ricavi netti sono attesi a oltre 112 miliardi e non più sopra i 110 miliardi, la stima sull’utile operativo adjusted è stata rivista da oltre 5 miliardi a più di 5,5 miliardi e quella sull’utile netto ad un livello superiore a 2 miliardi dalla precedente previsione posta oltre gli 1,9 miliardi. Rimane invariata la proiezione sull’indebitamento netto industriale al di sotto dei 5 miliardi.

Per l’Alfa Romeo Giulia e il Maserati Levante «l’accoglienza del mercato è stata abbastanza buona», ha concluso Marchionne che non ha fornito numeri precisi sui due modelli in aggiunta a quelli già dati relativi alla quota del 12% raggiunta a giugno dalla nuova berlina Alfa Romeo nel segmento D in Italia. Quanto al Levante, il top-manager ha quantificato in 130-140 esemplari il volume produttivo giornaliero del Suv nella nuova catena di assemblaggio realizzata a Mirafiori e confermato l’avvio della produzione degli esemplari destinati al mercato Usa dove dovrebbe sbarcare in autunno anche la Giulia. La borsa però non premia il titolo che a Piazza Affari ieri ha perso l’1,9%.

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