Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Favorire i consumi” Ma la cura shock costa fino a 10 miliardi

ROMA — L’Italia segue la Germania e si prepara a ridurre l’Iva per rilanciare i consumi: un primo step concreto per spingere l’economia prima di mettere in campo le misure legate al Recovery Fund per il prossimo anno che vanno dalla digitalizzazione alla Green Economy alle opere pubbliche.
Il piano Iva è ambizioso e potrebbe essere deciso dal governo già questa settimana: si parla di una cura shock in grado di restituire ossigeno ai consumi arrivando quasi a dimezzare le aliquote massime attualmente del 22 per cento, con un taglio di dieci punti. L’intervento avrebbe una durata biennale fino al 2022, una sorta di mega una tantum fiscale e sarebbe condizionato all’uso della moneta elettronica. Il costo, a seconda delle dimensioni del provvedimento, andrà dai 4 ai 10 miliardi: il finanziamento potrebbe avvenire anche in deficit trattandosi di una misura a tempo. Di conseguenza si potrebbero utilizzare parte delle risorse che verrebbero dal terzo sforamento del deficit che il governo si accingere a chiedere al Parlamento.
I comparti interessati? Un elenco già gira e riguarda i settori dove la crisi ha colpito di più: si parla di turismo, ristorazione, artigianato, abbigliamento e automobile. La conferma alle prime indicazioni giunte dalla viceministra dell’Economia Laura Castelli nei giorni scorsi, è arrivata ieri dal premier Conte al termine degli Stati generali: «Ci stiamo pensando, potrebbe dare una spinta ai consumi».
Così si lavora alla misura che potrebbe essere il primo intervento concreto per il rilancio dell’economia, dopo i provvedimenti dei tre mesi drammatici dell’emergenza. La collocazione più probabile potrebbe essere un imminente decreto: sulla scia della Germania che ha ridotto dal primo luglio anche noi faremmo lo stesso unendo la misura al bonus turismo e dando una seria spinta alle prenotazioni della stagione estiva. La seconda opzione sarebbe la legge di Bilancio con la riduzione che scatterebbe dal primo gennaio 2021 oppure un decreto in grado di comprendere anche i ponti autunnali e le vacanze natalizie.
L’Italia allungherebbe il passo anche rispetto al pesante intervento della signora Merkel che nei giorni scorsi ha deciso una riduzione temporanea di aliquote di 3 punti per sei mesi, dal primo luglio al 31 dicembre di quest’anno, con una riduzione dal 19 al 16 dell’aliquota più alta e dal 7 al 5 della inferiore.
La partita è sul tavolo e si giocherà in parallelo con il decreto Semplificazioni, l’arrivo a destinazione del decretone da 55 miliardi potenziato dai bonus per edilizia e auto, e dall’allestimento dei progetti per attingere il prossimo anno in Europa cifre che per l’Italia, compresi tutti in fondi a disposizione, raggiungeranno i 230 miliardi.
L’Italia del resto può giocare la partita dell’Iva senza fardelli perché il rischio di un aumento per il prossimo anno, vera e propria telenovela di ogni Finanziaria, è stato scongiurato senza esitazioni dal decretone rilancio che ha sterilizzato l’eventuale aumento per il 2021 e per il 2022 stanziando rispettivamente 19,8 e 26,7 miliardi. Così oggi possiamo pensare alla riduzione che sarebbe un tassello dell’intero processo di riforma dell’Irpef sul quale è impegnato il governo.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

TORINO — Una sola parola ripetono gli esperti, indicando la strada per la ripresa del mercato...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Dottor Cimbri, il patron della Luxottica Leonardo Del Vecchio ha da poco chiesto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il gruppo doValue, principale operatore del Sud Europa nei servizi di credit management e re...

Oggi sulla stampa