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“Favori fiscali illegali ad Amazon e Apple”

Amazon, Apple, i frodatori di Iva: per un giorno finiscono tutti insieme nel mirino della Commissione europea, ormai impegnata a far pagare le tasse ai giganti del web che grazie ad accordi fiscali con singoli paesi e l’assenza di una presenza fisica significativa nel resto d’Europa se la cavano versando imposte (minime) in un solo partner Ue lasciando a bocca asciutta gli altri. Così Margrethe Vestager, capo dell’Antitrust Ue, ieri ha ingiunto ad Amazon di versare 250 milioni di euro al Lussemburgo. Ironia del caso, soldi che le autorità locali non vogliono per non perdere le sedi delle multinazionali che scelgono di stabilirsi nel Granducato, con vantaggi per la sua economia, proprio in virtù dei trattamenti fiscali favorevoli. Secondo Vestager quello messo in piedi da Lussemburgo ed Amazon «è un comportamento illegale » che ha consentito all’azienda di Jeff Bezos di non dichiarare tre quarti dei profitti pagando il 75% di tasse in meno rispetto ai concorrenti. Pratica partita nel 2003, quando il Granducato era guidato dall’attuale presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker: «Ma noi non indaghiamo su singole persone, bensì sui paesi», ha tagliato corto Vestager. In sostanza l’accordo fraudolento ha consentito di spostare la maggioranza dei profitti da un gruppo soggetto alla tassazione lussemburghese (Amazon Eu) ad una società non soggetta ad alcuna tassazione (Amazon Europe Holding Technologies). Ricostruzione smentita dall’azienda: «Riteniamo di non avere ricevuto alcun trattamento speciale e di aver pagato le tasse in piena conformità con la legislazione lussemburghese ed internazionale ». Per poi lasciar intendere di essere in procinto di fare ricorso presso la Corte di giustizia Ue, così come potrebbe fare lo stesso ministero delle Finanze del Granducato. Corte invece già chiamata in causa dalla stessa Vestager, che ieri ha rinviato l’Ir-landa di fronte ai giudici comunitari per non avere recuperato i 13 miliardi che, così aveva stabilito nell’agosto 2016, erano stati concessi come sconto ad Apple sempre nel nome di un accordo fiscale illegale. Di avviso contrario Dublino che ha definito il passo «deludente e non necessario». E mentre gli europei studiano la web tax per il 2018 in modo da chiudere le falle del sistema, ieri la Commissione ha proposto una riforma delle regole per la riscossione dell’Iva nelle vendite transfrontaliere che ora dovranno essere accettate dai governi. Secondo i calcoli di Bruxelles ogni anno ciascun cittadino dell’Unione perde 100 euro per colpa dell’evasione Iva. In tutto 150 miliardi di mancati introiti spesso destinati alle tasche delle organizzazioni criminali o terroristiche che organizzano false vendite tra due paesi proprio per intascare l’imposta. La Commissione conta di mettere fine all’80% delle frodi proponendo che anche nelle vendite transfrontaliere i beni siano considerati come venduti all’interno di un solo Stato membro, chiamato a riscuotere subito l’Iva per poi trasferirla al Paese di destinazione della merce.

Alberto D’Argenio

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