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Favor rei per la messa in prova

Favor rei per la messa in prova. Il nuovo beneficio penale, introdotto dalla legge 67/2014, si applica anche ai processi in corso che hanno superato la fase dell’apertura del dibattimento. L’istituto si applica anche nel processo cumulativo, in cui solo alcune contestazioni riguardano reati, per i quali la messa in prova è applicabile (sanzione fino a quattro anni). È quanto ha disposto l’ordinanza 21 maggio 2014 (r.g. 740/2014) della terza sezione penale del Tribunale di Torino in composizione collegiale, che tra le prime, ha applicato il nuovo articolo 464-bis del codice di procedura penale.

Ma vediamo il contenuto del provvedimento.

Due signore, difese dagli avvocati Tommaso Servetto e Stefano Caniglia, hanno chiesto l’ammissione alla prova in base alla legge 67/2014.

L’istituto prevede che l’imputato chieda la sospensione del processo per essere sottoposta a una prova, superata la quale il reato è estinto (in caso contrario il processo ricomincia).

La prova consiste nello svolgimento di lavoro di pubblica utilità o di attività di volontariato di rilievo sociale oltre che nell’adempimento di prescrizioni specifiche relative alla condotta di vita, così da consentire il reinserimento sociale.

Nel processo in esame, le due imputate hanno presentato l’istanza allegando la richiesta all’ufficio dell’esecuzione penale esterna (Uepe) la richiesta di predisposizione di programma per la messa alla prova.

Il pubblico ministero si è, però, opposto alla richiesta rilevando che era tardiva (avendo il processo superato la fase dell’apertura del dibattimento) e inammissibile, per mancata dichiarazione di disponibilità a risarcire il danno.

Altro problema era costituito dal fatto che nel processo vi era una pluralità di reati contestati, solo per alcuni dei quali sarebbe possibile la sospensione del processo e l’ammissione dell’imputato alla messa alla prova.

Il tribunale ha superato questo scoglio, dando priorità all’interesse dell’imputato alla separazione dei reati ammissibili da quelli non ammissibili e, per fare ciò, ha usato un argomento molto convincente. Si pensi all’ipotesi in cui il processo inizi con più contestazioni e perciò l’imputato non sia ammesso alla messa alla prova per alcuni dei reati cumulativamente contestati; si ipotizzi anche che, poi, l’imputato venga assolto per i reati che precludevano l’ammissione alla prova; a questo punto risulterebbe assurda la non ammissione iniziale alla prova per i reati ammissibili, solo per la contestazione (rivelatasi infondata) di altri reati.

Per questa ragione il tribunale si è pronunciato per la separazione dei processi.

Il secondo problema affrontato dal tribunale è stato quello della tempestività dell’istanza. Il nuovo articolo 464 del codice penale bis del codice di procedura penale fissa il momento dell’apertura del dibattimento, quale termine finale. Tuttavia in questo primo periodo di applicazione della novella le norme, secondo l’ordinanza in oggetto, vanno interpretate con il criterio del favor rei. E quindi le nuove norme si applicano anche ai processi incorso. Gli interessati, pertanto, hanno la possibilità di proporre l’istanza alla prima occasione utile.

Questa considerazione porta con sé anche la soluzione favorevole alla eccezione relativa alla mancata allegazione di un programma di trattamento. Il tribunale di Torino, infatti, ha riconosciuto che le imputate dovranno elaborare con l’ufficio esecuzione penali il programma di trattamento, senza che siano incorse in alcuna decadenza.

Il tribunale di Torino, quindi, ha ammesso le imputate alla messa alla prova e, in attesa del deposito del programma di trattamento, ha disposto la prosecuzione del processo per i reati punibili con pena superiore ai quattro anni.

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