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Fatture senza reato

di Debora Alberici 

Non sussiste il reato di dichiarazione fraudolenta e non scatta il sequestro sui conti dell'imprenditore in caso di fatture soggettivamente false, rispondenti cioè a operazioni commerciali reali ma fra soggetti diversi. Non solo. Gli importi corrispondenti alle fatture soggettivamente false vanno comunque considerati come costi effettivamente sopportati dall'azienda e quindi il manager non risponde di omessa dichiarazione se tali costi portano l'evasione al di sotto della soglia di punibilità (euro 77.468.53).

Sono questi i due principi affermati dalla Corte di cassazione che, con la sentenza n. 41444 del 14 novembre 2011, ha confermato il dissequestro dei conti e dei beni di una donna, la rappresentante legale di una srl, sulla base della considerazione che in questo caso non si configurava né la dichiarazione fraudolenta né l'omessa dichiarazione.

Quindi mancava il «fumus» a sostegno della misura cautelare reale. In relazione al primo reato perché le fatture soggettivamente inesistenti, essendo riferite a operazioni reali, non configurano la dichiarazione fraudolenta. Nel secondo perché quei costi avevano abbassato il bilancio e quindi l'evasione Ires, anche se per pochi euro, non aveva superato la soglia di punibilità. In particolare la terza sezione penale ricorda in sentenza che «la definizione di operazione soggettivamente inesistente ai fini dell'applicazione della disciplina sanzionatoria penale corrisponde all'operazione obiettivamente non intrapresa fra i soggetti indicati nella fattura o in altro documento fiscale equipollente, è dunque irrilevante sotto tale profilo l'utilizzazione del bene o della prestazione da parte di un terzo soggetto potendo tale circostanza assumere valenza per l'eventuale esclusione del requisito della inerenza del costo dell'operazione sostenuto dal committente. In altri termini il reato di utilizzazione fraudolenta in dichiarazione di fatture per operazioni inesistenti è integrato con riguardo alle imposte dirette, dalla sola inesistenza oggettiva, ovvero quella relativa alla diversità totale o parziale tra costi indicati e costi sostenuti mentre con riguardo esso comprende anche la inesistenza soggettiva, ovvero quella relativa alla diversità tra soggetto che ha effettuato la prestazione e quello indicato in fattura». Di più. Quanto alla contestazione dell'omessa dichiarazione gli Ermellini hanno sottolineato che «proprio utilizzando le risultanze delle informazioni raccolte dalla polizia giudiziaria riguardanti le operazioni sottese alle tinture intestate a due lavoratori autonomi in rapporti con l'azienda, non appariva superata la soglia di punibilità prevista dal delitto di omessa dichiarazione. Intatti dovevano considerarsi tra i costi effettivamente sostenuti dalla società nell'esercizio 2007 e utili a determinare il reddito imponibile su cui applicare l'aliquota Ires anche le somme corrispondenti alle fatture intestate ai due poiché afferivano a costi comunque realmente sostenuti dalla società di metalli».

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