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Fatture semplificate per allineare l’Iva

La fattura semplificata consente di correggere gli errori commessi nel passaggio dell’aliquota Iva dal 21 al 22% per ragioni di ordine tecnico che hanno impedito di adeguare i software di fatturazione (e i misuratori fiscali).
L’articolo 21-bis del Dpr 633/1972 permette, infatti, di emettere le fatture rettificative – disciplinate dall’articolo 26 del decreto Iva e denominate anche note d’addebito – senza alcun limite d’importo (come precisato dalla circolare 12/E/2013) quando aumenta, per qualsiasi ragione, l’ammontare dell’imponibile o dell’imposta di un’operazione per la quale sia già stata emessa fattura (o effettuata la registrazione), compreso il caso della rettifica di inesattezze della fatturazione o della registrazione. E questa è proprio la situazione nella quale potrebbero trovarsi molti contribuenti, che non siano riusciti ad adeguarsi tempestivamente alla nuova aliquota del 22% (in vigore dal 1° ottobre scorso) nell’emissione dei documenti (fatture) o nella registrazione dei corrispettivi.
Come previsto in occasione del precedente innalzamento (dal 20 al 21%), in vigore dal 17 settembre 2011, la regolarizzazione non comporterà il pagamento di alcuna sanzione, se la maggiore imposta collegata all’aumento dell’aliquota sarà versata seguendo il calendario predisposto dalle Entrate e a patto che gli errori commessi dipendano da ragioni di ordine tecnico che abbiano impedito di adeguare software di fatturazione e misuratori fiscali.
Poiché, come già in passato, l’Agenzia afferma che la regolarizzazione senza sanzione è collegata a questa tipologia di errori, l’interpretazione dell’esimente sarà presumibilmente valutata in un’ottica restrittiva. Pertanto, non dovrebbero essere perdonati «a costo zero» ritardi che non dipendano strettamente da ragioni connesse all’aggiornamento dei supporti per la fatturazione, comprensivi (si ritiene) dei programmi applicativi collegati a questo adempimento, come avviene per i programmi di contabilità, ma anche per i software di gestione degli ordini commerciali o per i gestionali usati nell’esecuzione di adempimenti (note credito per resi merce o storni, per esempio) successivi alla fatturazione. In ogni caso, sarà bene predisporre e conservare la documentazione che prova la tempistica degli adeguamenti tecnici necessari (richieste d’intervento, “rapportini” tecnici delle software house), da esibire in caso di controllo.
Il richiamo alla variazione in aumento (articolo 26, comma 1, Dpr 633/1972) per regolarizzare le fatture emesse o i corrispettivi annotati in modo non corretto (dettaglianti), è contenuto nella circolare 32/E/2013 ed era già indicato nel comunicato stampa dell’Agenzia del 30 settembre.
Per chi liquida l’Iva mensilmente, la prima scadenza per mettersi in regola è il 27 dicembre, relativamente alle fatture emesse per i mesi di ottobre e novembre. Termine unificato al 17 marzo 2014 (il 16 è domenica), invece, per le regolarizzazioni degli operatori con liquidazioni Iva mensili, relative a fatture emesse nel mese di dicembre, e per le regolarizzazioni delle fatture emesse nell’ultimo trimestre dell’anno da parte dei contribuenti trimestrali.
La circolare 32/E/2013 non ne fa menzione, ma il versamento della maggiore imposta deve essere accompagnato da quello degli interessi, se le scadenze sopra indicate comportano un differimento degli ordinari termini di liquidazione e versamento. La precisazione è contenuta nel comunicato delle Entrate del 30 settembre ed era prevista dalla circolare 45/E/2011, alla quale l’ultimo documento di prassi invita a fare riferimento.
Per i commercianti al dettaglio, la sistemazione degli errori avviene direttamente con la liquidazione del tributo, considerando la nuova aliquota al 22%, per determinare correttamente l’imposta incorporata nel corrispettivo. L’onere sarà a carico del dettagliante, non essendo possibile rivalersi sul consumatore, a meno che i prezzi non fossero già stati alzati.

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