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E-fatture e scontrini, obiettivo 2,3 miliardi

Sui conti pubblici ci sarà da monitorare uno 0,2% del Pil atteso dal Fisco «4.0». Si tratta di 4 miliardi di maggior gettito con l’avvio della fattura elettronica obbligatoria tra privati da inizio anno e la trasmissione degli scontrini telematici, che debutterà in due fasi: la prima delle quali è in calendario da inizio luglio. Nel dettaglio, il Governo Gentiloni aveva stimato poco meno di 2 miliardi in più per il 2019 da contrasto dell’evasione ed emersione spontanea con l’e-fattura. A questi il Governo Conte, con il decreto fiscale collegato all’ultima manovra, ha aggiunto circa 340 milioni stimati dall’introduzione degli scontrini telematici. Incassi che, secondo la progressione delle stime, dovrebbero raddoppiare entro il 2021, raggiungendo il traguardo fissato dei 4 miliardi.
Il tema degli obiettivi di finanza pubblica è stato così rilevante da non consentire a maggioranza ed Esecutivo di accogliere le tante e ripetute richieste di proroga del debutto dell’obbligo di e-fattura. Così come non è stato concesso neanche lo slittamento di un mese – fortemente voluto dal Consiglio nazionale dei commercialisti – della moratoria sulle sanzioni per chi inviava le e-fatture di gennaio entro la scadenza della liquidazione Iva.
Analizzando i dati dei 228 milioni di documenti digitali già pervenuti al Sistema di interscambio (Sdi) delle Entrate (si veda Il Sole 24 Ore di ieri) ed escludendo il 4,4% di scarti, è interessante notare come la media di e-fatture emesse per operatore (in gergo tecnico il cedente) sia di 93. In realtà, sopra questa cifra si collocano solo il Lazio (246) e la Lombardia (177), che è prima per valore assoluto. Nelle aree del Sud, invece, i documenti trasmessi sono ben lontani dalla media nazionale. Addirittura in Molise è inferiore quasi di quattro volte (24 e-fatture per cedente). Insomma per raggiungere i target prefissati c’è ancora strada da fare.

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