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Fatture, meglio l’accertamento

Per la violazione di omessa o irregolare fatturazione Iva, meglio l’accertamento che il ravvedimento tardivo: la regolarizzazione spontanea, infatti, se effettuata oltre il termine biennale dal momento in cui l’imposta si è resa esigibile, non permette al destinatario di detrarre il tributo, mentre la fatturazione dopo l’esercizio dell’azione accertatrice fa «risorgere» il diritto alla detrazione. Questo il singolare effetto delle disposizioni dell’ultimo comma dell’art. 60 del dpr n. 633/72 in materia di rivalsa postuma, come modificato (forse troppo frettolosamente) dal dl n. 1/2012, che, nella prospettiva della neutralità dell’Iva, rischiano di scoraggiare l’accesso al ravvedimento operoso «allargato».

La rimozione dei limiti temporali

Nell’ottica di favorire l’adempimento spontaneo, il ddl, com’è noto, modifica sensibilmente la disciplina del ravvedimento operoso di cui all’art. 13 del dlgs n. 472/97.

In particolare, viene prevista, nei settori di competenza dell’Agenzia delle entrate, la rimozione delle cause ostative alla regolarizzazione spontanea, fatta eccezione per la notifica di atti impositivi e comunicazioni di irregolarità. Vengono inoltre aggiunte, a quelle già in vigore, le seguenti ipotesi di riduzione della sanzione:

– a un nono del minimo, in caso di regolarizzazione entro il novantesimo giorno successivo al termine per la presentazione della dichiarazione, ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro 90 giorni dall’omissione o dall’errore (nuova lettera a-bis);

– a un settimo del minimo, in caso di regolarizzazione entro il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, entro due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-bis);

– a un sesto del minimo, in caso di regolarizzazione oltre il termine per la presentazione della dichiarazione relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione ovvero, quando non è prevista dichiarazione periodica, oltre due anni dall’omissione o dall’errore (lettera b-ter).

Le previsioni delle lettere b-bis) e b-ter), che eliminano i confini temporali, rendendo possibile la regolarizzazione fintanto che siano aperti i termini per l’accertamento, si applicheranno solo ai tributi di competenza dell’Agenzia delle entrate.

Il limite temporale alla detrazione Iva per il destinatario

L’attivazione della procedura di regolarizzazione dell’omessa fatturazione di un’operazione imponibile, se da un lato consente al cedente/prestatore di abbattere la sanzione, potrebbe tuttavia risultare pregiudizievole per il cessionario/committente soggetto passivo dell’imposta.

Occorre infatti considerare che il diritto alla detrazione va esercitato, al più tardi, entro la dichiarazione del secondo anno successivo a quello in cui l’imposta è divenuta esigibile (art. 19, comma 1, dpr 633/72).

Pertanto, se la violazione commessa, poniamo, nel corso del 2012, venisse regolarizzata, come consentito dalle nuove disposizioni, nel 2016, magari a seguito di un processo verbale di constatazione, il fornitore godrebbe della riduzione della sanzione a un sesto del minimo (con il problema, da risolvere, del cumulo materiale della violazione principale e di quelle conseguenziali), ma il destinatario non potrebbe esercitare la detrazione per intervenuta decadenza del termine.

L’imposta regolarizzata, dunque, resterebbe a carico delle parti; cosa che non succederebbe, invece, se il fornitore, anziché azionare il ravvedimento operoso, attendesse l’accertamento dell’ufficio e provvedesse, poi, a addebitare alla controparte l’imposta pagata all’erario, ai sensi del citato art. 60, ultimo comma: in tal caso, infatti, salirebbe il costo delle sanzioni (riducibili a un terzo mediante adesione), ma l’imposta rimarrebbe neutra perché, in base alla predetta norma, il cessionario/committente, in seguito alla rivalsa postaccertamento, si vedrà «ricaricato» il termine biennale per l’esercizio della detrazione, che riprenderà a decorrere dal momento del pagamento dell’imposta al fornitore. Un paradosso che bisognerebbe risolvere per incentivare la «compliance.»

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