Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Fatture Iva nel Paese d’origine

Le nuove regole dello Sportello unico per i servizi resi in via telematica anticipano il regime definitivo dell’Iva europea. Con il prossimo 1° gennaio 2015 nei 28 Paesi dell’Unione verranno modificate le disposizioni territoriali riguardanti la tassazione delle operazioni cosiddette Tbes (Telecommunication, Broadcasting and Electronic services).
In tale prospettiva, non lontana se si pensa che le amministrazione fiscali debbono essere pronte a ricevere le domande per l’applicazione del nuovo regime a partire dal 1° ottobre 2014, la Commissione europea ha pubblicato le Guidelines sul nuovo regime (Guide to the Vat Mini One Stop Shop del 23 ottobre 2013) per sollecitare l’attenzione sulle modifiche normative.
Il nuovo regime, denominato Moss (appunto Mini One Stop Shop), introduce una vera e propria rivoluzione nel sistema dell’Iva prevedendo il versamento dell’imposta nel Paese di origine, con l’aliquota e con le regole del Paese di consumo del servizio.
Sicché l’operatore non è più obbligato a identificarsi in ciascun Stato membro in cui effettua le operazioni Tbes (Paese di consumo), potendo emettere le fatture (e adempiere agli obblighi di pagamento della relativa imposta) nello Stato membro di identificazione (Paese di origine).
Seppur limitato, per ora, alle operazioni telematicheed elettroniche, il nuovo metodo rappresenta una svolta che consente di intravvedere il funzionamento del regime definitivo dell’imposta, da adottarsi nel momento di abbandono dell’attuale regime transitorio. Sotto questo profilo, l’attenzione verso il Moss travalica il comparto delle operazioni cui esso si riferisce, costituendo una sorta di laboratorio di analisi del sistema, ai fini della sua futura applicazione in scala più ampia.
Le regole del Moss sono semplici: innanzitutto occorre che i servizi di telecomunicazione, di tele e radio diffusione e quelli forniti per via elettronica, in particolare quelli di cui all’allegato II alla direttiva 2006/112/Ce, siano forniti a un soggetto non passivo dell’imposta, cioè, a un consumatore finale.
Le prestazioni rese a soggetti passivi dell’Iva restano, invece, regolate dalla regola generale B2B (business to business), cioè mediante “reverse charge” (che praticamente elimina la detrazione dell’Iva sugli acquisti, ndr) a cura del committente.
La qualifica di “consumer” è proprio la chiave di volta del Moss. Dovendo tassare questi servizi nel Paese di consumo, cioè, nel territorio in cui il committente non soggetto passivo dell’Iva è residente (o domiciliato), è evidente che l’operatore nell’odierno sistema sia obbligato ad identificarsi «n» volte, quanti sono i Paesi in cui intende operare. Con il Moss, invece, l’operatore può tranquillamente operare a partire dallo Stato membro in cui è identificato, ivi versando l’imposta relativa alle operazioni effettuate in altri Stati membri.
Anche le amministrazioni degli Stati membri sono coinvolte nel meccanismo del Moss: esse devono garantire il corretto adempimento degli obblighi di versamento e di dichiarazione da parte del soggetto passivo ivi residente e il trasferimento delle somme incassate a destinazione dello Stato membro di consumo, secondo le disposizioni del regolamento 904/2010/Eu.
Il Moss si applica indistintamente agli operatori europei e a quelli extra-europei: per i primi, lo Stato membro di identificazione (Smi) coincide con quello in cui essi hanno la sede della propria attività. Gli operatori extra-unionali, invece, possono scegliere il Paese nel quale intendono identificarsi, a meno che abbiano, nell’ambito dell’Unione, una stabile organizzazione: in tal caso, sono obbligati ad utilizzare come Smi lo Stato membro in cui la branch è collocata.
Un altro aspetto di rilievo riguarda l’utilizzo delle regole del Paese di consumo. L’operatore che sceglie di applicare il Moss (il regime è infatti opzionale) deve rispettare non solo l’aliquota del Paese dove il committente, consumatore finale è residente o domiciliato; ma anche le ulteriori disposizioni riguardanti la emissione delle fatture, all’eventuale “contabilità di cassa”, di cui all’articolo 66, lettera b) della direttiva 2006/112/Ce o di recupero dell’imposta in caso di mancato pagamento del servizio da parte del cliente. In pratica l’operatore in Moss deve conoscere le regole contabili e, più in generale, le norme applicative dell’Iva in vigore nello Stato membro di consumo, anche se, formalmente, l’operazione viene effettuata (e l’imposta viene corrisposta) nello Stato membro di identificazione.
Consapevole delle difficoltà che questo aspetto comporta, la Commissione Ue è impegnata a rendere disponibili per tempo le regole essenziali relative all’applicazione del Moss, in vigore in ciascuno degli Stati membri, con un contributo significativo alla “federalizzazione” del comportamento degli operatori.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa