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Fatture Iva da rinumerare

Le fatture di vendita e per le prestazioni di servizi emesse dal 2013, subiscono alcune modifiche ed in particolare: la numerazione progressiva e l’indicazione del numero di partita Iva dell’acquirente o del committente (articolo 1, commi 324 e seguenti, legge 218/2012).
In questi giorni le imprese sono pertanto impegnate con le modifiche del software per adeguare le fatture emesse alle nuove prescrizioni della legge.
In ordine alla numerazione, l’articolo 21, Dpr 633/72, nella versione precedente, prevedeva che la fattura è datata e numerata in ordine progressivo per anno solare. La nuova disposizione prevede invece che la fattura deve contenere «il numero progressivo che la identifichi in modo univoco». Invece l’articolo 226 della direttiva comunitaria n. 112/2006, dispone che il numero deve essere sequenziale, con una o più serie, che identifichi la fattura in modo unico. L’eliminazione del riferimento all’anno solare ha fatto ritenere che la fattura debba seguire una numerazione progressiva che abbia come arco temporale la vita dell’impresa. Ma questo è troppo in quanto si arriverebbe a riportare una numerazione progressiva illimitata e quindi ridondante.
Appare quindi ragionevole l’interpretazione che viene fornita in dottrina secondo la quale la numerazione debba essere accompagnata dall’anno di emissione (esempio 1/2013). A nostro parere non è che l’assenza dell’anno faccia venir meno l’identificazione in modo univoco poiché la rigorosa numerazione progressiva (senza bis o altre variabili) comunque consente l’identificazione della fattura associata alla impresa emittente e alla data di emissione. Tuttavia accompagnare la numerazione con l’anno di emissione, come avviene per i libri contabili non vidimati(circolare 92/E/2001) è un elemento di chiarezza. Semmai occorre essere molto attenti quando la numerazione è distinta per serie secondo le esigenze della azienda oppure per esigenze contabili come la registrazione distinta delle operazioni intracomunitarie. In sostanza non sono aboliti i blocchi numerici distinti contraddistinti da elementi alfabetici.
Altro elemento di novità che deve essere contenuto nella fattura è il numero di partita Iva del cliente o del committente; in caso di soggetto passivo Ue si deve riportare il numero di identificazione Iva attribuito dallo Stato membro. Se invece il cliente è un soggetto residente privato si deve riportare nella fattura il numero di codice fiscale.
Si segnala anche la necessità di inserire nella fattura le annotazioni obbligatorie stabilite dai nuovi commi 6 e 6-bis dell’articolo 21 del decreto Iva. Si tratta della indicazione delle diciture «operazione non soggetta o non imponibile, o esente, o regime del margine beni usati, o inversione contabile, ecc.» a seconda della natura dell’operazione e sempre nei casi in cui nella fattura manchi l’Iva.
Le modifiche alla normativa Iva di recepimento della direttiva comunitaria 2010/45/UE, introdotte dalla legge 218/2012, sono entrate in vigore dal 1° gennaio 2013, anche se in base allo Statuto del Contribuente (legge 212/2000, comma 2, articolo 3) le disposizioni tributarie non possono prevedere adempimenti a carico dei contribuenti la cui scadenza sia fissata anteriormente al sessantesimo giorno dalla data della loro entrata in vigore. Quindi secondo lo Statuto del contribuente le imprese potrebbero attendere ad effettuare le modifiche alle fatture; però siccome la legge di stabilità prevede l’entrata in vigore delle nuove disposizioni dal 1° gennaio 2013 e che tale termine è conseguente ad un obbligo imposto dalla Direttiva comunitaria, è difficile sostenere che i nuovi adempimenti possano essere osservati dal 1° marzo 2013. Tale circostanza dovrà essere considerata dalla Amministrazione Finanziaria in sede di applicazione di eventuali sanzioni.

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