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Fatture false anche se l’originale è in casa

L’imprenditore può essere condannato per emissione di fatture false anche quando gli originali dei documenti sono rinvenuti presso la sua abitazione. Infatti, la punibilità nell’ambito delle inchieste sui reati tributari scatta pure quando è possibile ricostruire il volume d’affari solo con l’acquisizione della contabilità presso terzi. Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza numero 12193 del 22 marzo 2016, ha reso definitiva la condanna a carico di un contribuente di Brescia. La vicenda riguarda un imprenditore accusato di aver emesso fatture false per consentire a una società cliente di evadere l’Iva. fatture emesse quindi a fronte di operazioni inesistenti. Di più. La contabilità e quindi la ricostruzione del volume d’affari era stato possibile dopo un’ispezione presso l’abitazione del rappresentante legale. Tanto basta, per la Cassazione, ai fini della condanna. Sul punto si legge infatti che in tema di reati tributari, l’impossibilità di ricostruire il reddito o il volume d’affari derivante dalla distruzione o dall’occultamento di documenti contabili non deve essere intesa in senso assoluto, sussistendo anche quando sia necessario procedere all’acquisizione presso terzi della documentazione mancante. Anche la procura generale del Palazzaccio, nell’udienza che si è tenuta il 2 marzo scorso, ha chiesto al collegio di legittimità di dichiarare inammissibile il ricorso dell’imputato.
Debora Alberici

 

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