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Fatture emesse rilevanti

Sui contributi a fondo perduto, i forfettari calcolano la riduzione del fatturato considerando tutte le fatture emesse e non solo quelle incassate. Determinante è, dunque, la data di effettuazione delle operazioni che, per le fatture immediate e i corrispettivi, è rispettivamente la data della fattura e la data del «giornaliero», mentre per la fattura differita, è la data dei DDT o dei documenti equipollenti richiamati in fattura. Questo è quanto si evince in una risposta contenuta nella circolare 5/E pubblicata dall’agenzia delle entrate lo scorso 14 maggio che contiene con una serie di chiarimenti relativi alla fruizione del contributo a fondo perduto ex articolo 1 dl 41/2021 (il decreto Sostegni) (si veda ItaliaOggi del 15/5/21). Relativamente al calcolo della contrazione del fatturato per i contribuenti che utilizzano il regime forfettario, l’agenzia delle entrate nella circolare risponde a specifico quesito indicando chiaramente che la via da seguire è quella della dell’effettuazione dell’operazione considerando tutti i documenti emessi e non solo quelli incassati. Sebbene l’indicazione fornita sia chiara, a destare alcune perplessità però vi è però quanto affermato nella parte conclusiva della risposta. Alla fine del quesito 3.1 viene infatti segnalato che, ai fini del predetto calcolo, «per ragioni di ordine logico sistematico, si ritiene necessario far riferimento alla documentazione tenuta ai fini della verifica del superamento della soglia massima prevista per il regime di cui al comma 54 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014». Questo dettame sebbene possa essere interpretato con un’inversione di marcia rispetto quanto precedentemente affermato con un ritorno al calcolo per cassa e non «per competenza», in realtà risulta essere solo una mera specifica, forse ridondante, circa l’individuazione dei documenti da prendere in considerazione ai fini del calcolo stesso. Il citato comma 54 dell’articolo 1 della legge n. 190 del 2014 infatti si limita a circoscrivere il perimetro applicativo del regime indicando che possono accedervi i contribuenti che nell’anno precedente quello di fruizione hanno conseguito ricavi ovvero hanno percepito compensi, ragguagliati ad anno, non superiori a euro 65.000. E’ invece con il successivo comma 64 che il legislatore va a delineare il metodo di determinazione dell’imponibile del regime legandolo al criterio di «cassa». Il comma 64 infatti dispone che i soggetti di cui al comma 54 determinano il reddito imponibile applicando all’ammontare dei ricavi o dei compensi percepiti un coefficiente di redditività specifico per ogni attività. A supporto del fatto che il calcolo della contrazione del fatturato debba essere eseguito prendendo in considerazione tutti i documenti emessi con data fattura nel periodo individuato, vi è anche il richiamo che viene fatto nel paragrafo 3.1 al quesito 4.6 della circolare 22/e del 2020. Il quesito verteva sulla determinazione della riduzione del fatturato per il contributo ex articolo 25 del decreto rilancio (dl 34/2020) per gli imprenditori agricoli con regime agevolato di cui all’art. 34, comma 6 del dpr 633/72, situazione per certi versi simile a quella di un contribuente forfettario. Anche in questo caso nella risposta l’agenzia indicava chiaramente che, per identificare le operazioni da prendere in considerazione, bisognava guardare al momento di effettuazione così come specificato anche nella circolare 9/E/2020. Al punto 2.2.5 della circolare 9/E/2020 sebbene il tema fosse la sospensione dei versamenti disposta dall’articolo 18 del dl 23/2020 legata sempre ad una contrazione del fatturato, viene nuovamente affermato che il calcolo della contrazione va fatto sulla base delle operazioni effettuate individuabili sulla base della «data fattura».

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