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Fatture con Iva 20% da integrare

di Luca De Stefani

Per correggere fatture emesse erroneamente con l'aliquota Iva del 20% al posto del 21%, da applicare per tutte le operazioni effettuate dal 17 settembre 2011, deve essere emessa una nuova fattura con l'addebito al cliente della sola maggior imposta. Se la fattura errata è stata solo stampata, ma non consegnata, è possibile annullarla e rimetterne una corretta.

Spetta, quindi, al cedente/commissionario la regolarizzazione dell'operazione, ma se ciò non avviene, ad esempio per un errata interpretazione del momento di effettuazione dell'operazione, il cessionario/committente può evitare le sanzioni se, entro 30 giorni dalla registrazione della fattura errata nel registro degli acquisti, versa la maggiore Iva, che gli sarebbe stata addebitata, e se si presenta all'agenzia delle Entrate con un'autofattura in duplice copia, contenente le stesse indicazioni che avrebbe dovuto avere la nota di variazione in aumento, che il cedente avrebbe dovuto emettere.

Annullamento fattura

Per considerare emessa una fattura non è sufficiente la sua stampa, ma è necessaria anche la «sua consegna o spedizione all'altra parte» o la sua trasmissione per via elettronica (articolo 21, comma 1, Dpr 633/1972). Per questo motivo, se prima della consegna o della spedizione del documento Iva al cliente, ci si accorge di non aver indicato «con esattezza l'ammontare imponibile o l'imposta dovuta» è possibile procedere all'annullamento della fattura predisposta, sostituendola con un'altra fattura regolamentare (circolare 9 settembre 1975, n. 28). In questo caso, quindi, non va emessa una nota di variazione in aumento.

Variazione in aumento

Invece, se successivamente all'emissione della fattura, cioè dopo la sua consegna o spedizione al cliente, l'ammontare della «relativa imposta viene ad aumentare per qualsiasi motivo, compresa la rettifica di inesattezze della fatturazione o della registrazione», è necessario osservare le disposizioni degli articoli 21 e seguenti del Dpr 633/1972 (articolo 26, comma 1). Quindi, deve essere emessa un'altra fattura (cosiddetta fattura integrativa o nota di variazione in aumento), datata e numerata in ordine progressivo per anno solare. La numerazione può osservare la stessa progressività delle altre fatture attive. Deve essere annotata nel registro delle fatture emesse entro 15 giorni dalla sua emissione, ma con riferimento alla data della loro emissione. Quindi, la relativa imposta va contabilizzata nella liquidazione periodica e nella dichiarazione annuale Iva di competenza.

L'emissione della fattura per variazione in aumento della sola imposta è obbligatoria, a differenza di quelle in diminuzione, e deve contenere tutti i dati richiesti dall'articolo 21, Dpr 633/1972, oltre che richiamare la fattura originaria che va a integrare.

Il cessionario

Nel caso in cui per la cessione di beni o per la prestazione di servizi sia stata emessa una fattura irregolare (con Iva al 20%, invece che al 21%), il cessionario o il committente che ha acquistato i beni o i servizi nell'esercizio di imprese, arti o professioni, è punito, salva la responsabilità del cedente o del commissionario, con una sanzione amministrativa del 100% della maggior imposta non esposta nella fattura ricevuta, con un minimo di 258,23 euro. Non viene colpito da queste sanzioni se regolarizza l'operazione, versando la maggiore imposta dovuta (pari all'1% dell'imponibile) e presentando alle Entrate, «entro il trentesimo giorno successivo» a quello della registrazione del documento Iva irregolare, un'autofattura in duplice copia, recante le stesse indicazioni che avrebbe avuto la fattura integrativa, se fosse stata emessa dal cedente/commissionario (articolo 6, comma 8, lettera b, Dlgs 18 dicembre 1997, n. 471). Si tratta della stessa procedura che deve essere seguita, per evitare le sanzioni, nel caso in cui non si riceva la fattura dal cedente/commissionario entro quattro mesi dalla data di effettuazione dell'operazione. In questo caso, la regolarizzazione, con il versamento dell'imposta e con l'emissione dell'autofattura da presentare alle Entrate, deve essere effettuata entro il trentesimo giorno successivo ai quattro mesi dalla data di effettuazione dell'operazione.

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