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Fatturazione Iva senza confini

Dal 1° gennaio scorso, la fatturazione non è più limitata dai confini nazionali: gli operatori stabiliti in Italia, infatti, devono emettere la fattura anche per le cessioni di beni e le prestazioni di servizi che, in base alle regole della territorialità, non si considerano effettuate nel territorio dello stato.

Le novità si devono alle modifiche apportate al dpr 633/72 dalla legge n. 228/2012, che derivano però dall’art. 219-bis della direttiva Iva, aggiunto dalla direttiva 2010/45/Ue, per cui è da questa disposizione che occorre prendere le mosse.

La «bandiera» della fattura. Il quinto «considerando» della direttiva 2010/45 spiega che per garantire alle imprese certezza del diritto in merito agli obblighi cui sono tenute in materia di fatturazione, occorre specificare chiaramente lo stato membro le cui norme di fatturazione si applicano. A questo scopo, è stato confezionato il citato articolo 219-bis, il quale apre dettando il principio generale secondo cui la fatturazione è soggetta alle norme applicabili nello stato membro in cui si considera effettuata la cessione di beni o la prestazione di servizi, in base ai criteri per l’individuazione del luogo delle operazioni imponibili stabiliti dalle disposizioni del titolo V della direttiva Iva.

In deroga al suddetto principio, tuttavia, nei seguenti casi la fatturazione è soggetta alle norme applicabili nello stato membro di stabilimento del fornitore:

1) il fornitore non è stabilito nello stato membro in cui l’imposta è dovuta e il debitore dell’imposta è il cessionario/committente, a meno che quest’ultimo sia tenuto a emettere l’autofattura;

2) l’operazione non si considera effettuata all’interno dell’Ue.

Recependo queste disposizioni, il comma 6-bis dell’art. 21 del dpr 633/72, inserito dalla legge n. 228/2012, stabilisce che il soggetto passivo stabilito in Italia è tenuto ad emettete la fattura anche per le operazioni non soggette ad Iva per difetto del requisito della territorialità, quando:

a) le operazioni sono effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in un altro stato membro, indicando sulla fattura l’annotazione «inversione contabile» (dall’obbligo di fatturazione sono però escluse le operazioni esenti di cui ai nn. 1, 2, 3, 4 e 9 dell’art. 10, dpr 633/72);

b) le operazioni si considerano effettuate fuori dell’Ue, indicando sulla fattura l’annotazione «operazione non soggetta».

Prima di approfondire le nuove disposizioni, soprattutto in relazione all’ipotesi sub a), più problematica, occorre ricordare, come più volte osservato, che l’estensione dell’obbligo di fatturazione alle operazioni non territoriali implica una serie di conseguenze, quali:

a) l’incremento del volume d’affari del contribuente, alla cui determinazione concorrono, dal 2013, anche le operazioni non territoriali;

b) l’ampliamento oggettivo dell’area dell’obbligo della comunicazione «black list» di cui all’art. 1 del dl n. 40/2010, che comprende ora anche le cessioni di beni «estero su estero», in precedenza escluse perché non soggette a fatturazione (e registrazione) ai fini dell’Iva;

c) maggiore difficoltà di realizzare il presupposto per il rimborso annuale/infrannuale dell’Iva di cui all’art. 30, lett. b), dpr 633/72, basato sull’effettuazione di operazioni non imponibili per oltre il 25% del totale (in ragione del fatto che, nel totale, si tiene ora conto anche delle operazioni extraterritoriali).

Non ci sono invece effetti negativi sulla determinazione dello status di esportatore abituale, essendo stato previsto, attraverso una modifica dell’art. 1 del dl n. 746/83, che, ai detti fini, non si tiene conto delle operazioni extraterritoriali. Va ricordato, infine, che parallelamente all’estensione dell’obbligo di fatturazione, la legge n. 228/2012 ha modificato l’art. 6, comma 2, del dlgs n. 471/97, allo scopo di rendere applicabile la sanzione ivi prevista anche all’omessa documentazione e registrazione di operazioni «non soggette»; pertanto la mancata fatturazione o registrazione delle operazioni non territoriali, in violazione dell’obbligo previsto dall’art. 21, comma 6-bis, è punibile con la sanzione dal 5 al 10% dell’importo non documentato, oppure con la sanzione da 258 a 2.065 euro qualora la violazione non abbia rilevanza neppure ai fini reddituali.

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