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Fatturazione a 28 giorni, la beffa dei rimborsi

Il rischio è che dopo essere stati raggirati con la modifica unilaterale dei contratti, i consumatori ora possano persino rimetterci se acconsentiranno a un ristoro sotto forma di servizi. Le compagnie telefoniche, tutte nessuna esclusa, tra il 2016 e il 2017 procedettero a cambiare il modello di fatturazione con la clientela, passando da quella mensile ad una a 28 giorni, guadagnando quindi 2-3 giorni al mese per alzare il costo per l’utente finale. Dopo ricorsi, modifiche normative e sentenze dei giudici amministrativi,

i milioni di utenti di telefonia mobile e di rete fissa in Italia hanno diritto a un rimborso relativo ai nove mesi tra marzo e dicembre 2017 in cui hanno pagato di più. L’attesa è ora per la sentenza del Consiglio di Stato del 4 luglio che disciplinerà la modalità con cui avverrà questo rimborso. Le associazioni dei consumatori stanno avvertendo gli utenti di stare attenti alle proposte delle compagnie telefoniche che in queste ultime settimane vorrebbero restituire il pregresso sotto forma di giga per la connessione Internet o di minuti aggiuntivi. Le associazioni avvertono di non farsi «coccolare» dalle sirene delle compagnie perché il ristoro, che sarebbe di circa 30 euro, non è facilmente quantificabile e il rischio è rimetterci un’altra volta. Sperando che il Consiglio di Stato stabilisca che il rimborso sia automatico in bolletta.

Fabio Savelli

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