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Fattura? Non basta

di Debora Alberici  

Nullo l'accertamento Iva basato sul rinvenimento presso un cliente dell'azienda, da parte della Guardia di finanza, di una fattura non registrata.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 8563 di ieri, ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle entrate.

Il caso riguarda una srl di Napoli. Durante un controllo presso un cliente le Fiamme gialle avevano trovato una fattura risultata poi non registrata.

Così l'ufficio, senza altre motivazioni, aveva spiccato un accertamento Iva. La contribuente lo aveva impugnato e la Ctp partenopea le aveva dato ragione. La decisione era stata poi confermata dalla ctr della Campania.

Così l'amministrazione finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione ma, ancora una volta, senza successo.

La sezione tributaria lo ha infatti dichiarato in parte inammissibile e in parte infondato. Dalle brevissime motivazioni si evince che l'ufficio Iva, prima di provvedere all'accertamento, avrebbe dovuto ricostruire il volume d'affari.

Per dirla con le parole dei giudici, «infine il ricorso è anche infondato perché la Ctr ha espressamente preso in considerazione la circostanza che la fattura fu trovata presso altra società ma ha ritenuto tale elemento insufficiente, da solo, a giustificare il recupero di imposta, perché gli organi di controllo non hanno accertato che la società l'abbia portata in detrazione».

La decisione depositata ieri dalla sezione tributaria stona rispetto a una giurisprudenza straconsolidata secondo cui tutti i documenti, fra cui le fatture, rinvenuti presso i clienti fanno scattare un accertamento valido.

In realtà la Cassazione si è ormai orientata nel senso di conferire un gran peso alle informazioni raccolte presso terzi o a casa di soci, collaboratori e dipendenti del contribuente.

Una decisione, forse perché era la prima, che è passata alla storia è quella presa dagli Ermellini con la sentenza numero 8255 del 31 marzo 2008, e secondo cui è valido l'accertamento fiscale, nei confronti di un'impresa, che si fonda su un floppy disk trovato a casa di un ex collaboratore dell'azienda.

Partendo da casa la Cassazione è arrivata fino alla macchina aziendale. Infatti con la sentenza 2804 depositata a febbraio di quest'anno la sezione tributaria ha dato il via libera all'accertamento induttivo fondato su un brogliaccio (o su documentazione extracontabile) rinvenuta durante un'ispezione della Guardia di finanza in un'auto usata per l'attività aziendale, anche senza autorizzazione della Procura.
 

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