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Fattura Iva semplificata fino a 100 euro

Far fronte correttamente agli adempimenti documentali e contabili Iva è fondamentale anche per evitare sanzioni: chi viola gli obblighi di documentazione e registrazione delle operazioni imponibili, infatti, è punito con una sanzione che va dal 100% al 200% dell’imposta relativa all’imponibile non correttamente documentato (articolo 6, comma 1, Dlgs 471/97).
Le sanzioni applicabili
Considerato che l’emissione della fattura è diventata obbligatoria, dal 2013, anche per le operazioni fuori campo Iva, per carenza del requisito della territorialità, se effettuate nei confronti di soggetti passivi debitori dell’imposta in altri Stati Ue o se rilevanti fuori dell’Unione europea (articolo 21, comma 6-bis, lettere a) e b) del Dpr 633/72) la legge di stabilità 2013 (legge 228/2012) ha ampliato l’ambito applicativo dell’articolo 6, comma 2, Dlgs 471/97, estendendo alle operazioni «non soggette a Iva» il regime sanzionatorio previsto per quelle non imponibili o esenti. La sanzione va dal 5 al 10% del corrispettivo non documentato o non registrato (con un minimo di 516 euro), a meno che la violazione non rilevi neppure per la determinazione del reddito: in questo caso si applica la sanzione da 258 a 2.065 euro, restando comunque non punibili le violazioni meramente formali.
L’intervento legislativo serve anche a fornire copertura ai rilievi (e alle conseguenti sanzioni) per la mancata fatturazione delle prestazioni fuori campo Iva soggette a quest’obbligo già dal 2010 (prestazioni ex articolo 7-ter a soggetti passivi Ue). Questi rilievi, in precedenza, potevano essere sostenuti solo in base alla prassi (circolare del ministero delle Finanze n. 23 del 1999, paragrafo 2.4).
Le modalità di compilazione
Per evitare sanzioni o, comunque, per sottrarsi a possibili contenziosi sull’effettiva rilevanza formale delle violazioni, bisogna seguire attentamente le disposizioni sull’emissione della fattura, sia di quella ordinaria (riformulato articolo 21 del Dpr 633/72), sia di quella semplificata (prevista dal nuovo articolo 21-bis).
È bene precisare che la nuova fattura – semplificata o ordinaria – va datata e numerata progressivamente in modo da consentirne l’univoca identificazione. Non essendo più richiesto il collegamento con l’anno solare, quindi, potrà essere scelta anche una numerazione progressiva unica (per evitare di avere numeri troppo lunghi, tuttavia, la numerazione potrebbe essere integrata con l’anno d’emissione: «fattura n. …/2013» e data della fattura). La fattura, inoltre, deve riportare la partita Iva e i dati identificativi dell’emittente, compresi quelli del rappresentante fiscale o della stabile organizzazione del soggetto non residente. Nella fattura semplificata, al posto dei corrispondenti dati del cessionario o committente, tuttavia, è possibile indicare il solo codice fiscale o la partita Iva, se si tratta di soggetto stabilito in Italia, o il numero identificativo attribuito all’operatore Ue dallo Stato comunitario in cui questo è stabilito.
Poiché la fattura semplificata non può essere emessa per le cessioni intracomunitarie, né per le operazioni extraterritoriali nei confronti di soggetti passivi che siano debitori dell’imposta in altri Stati dell’Unione europea, l’indicazione dei dati o della partita Iva del soggetto comunitario potrà essere riportata per le operazioni territorialmente rilevanti in Italia (un servizio relativo a un immobile situato nel territorio dello Stato, per esempio) o per quelle rilevanti fuori Ue (come una cessione di beni «estero su estero»).
La fattura semplificata, in ogni caso, può essere emessa solo se l’ammontare complessivo non supera 100 euro (elevabile a 400 euro con un decreto ministeriale che potrà anche prevedere l’emissione di fatture semplificate senza limiti d’importo in particolari settori). Questo ammontare dovrebbe riferirsi al corrispettivo totale (imponibile più imposta). La norma comunitaria (articolo 220 bis, direttiva 2006/112), infatti, parla di «importo della fattura» e quella interna (articolo 21-bis, comma 1, lettera g) precisa che, se non si vuole indicare l’imposta «incorporata» nell’importo, si possono riportare solo i dati per calcolarla (aliquota).

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