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Fattura integrativa senza vincoli

Le regole sulla fattura semplificata inserite dalla legge di stabilità introducono novità sul piano operativo per il documento integrativo. Al contrario, per le variazioni in diminuzione restano in vigore le vecchie regole. L’articolo 21-bis del Dpr 633/ 1972, introdotto dalla legge 228/ 2012, contempla, accanto alla fattura semplificata, la possibilità di emettere anche la fattura rettificativa prevista all’articolo 26 in modalità semplificata, ossia limitando la portata informativa del documento al contenuto minimale previsto per le fatture fino a 100 euro. Restano, però, una serie di dubbi alla luce della nuova disciplina.
Le questioni da chiarire
Non è del tutto chiaro se la nota riguardi la sola fatturazione attiva (fattura integrativa) o possa essere emessa anche per le variazioni in diminuzione (nota di accredito). La prima soluzione sembrerebbe la più coerente sul piano sistematico, dal momento che la disposizione è inserita nelle regole sul ciclo attivo di fatturazione e ha questa collocazione anche nella normativa comunitaria (articolo 220-bis della direttiva 2006/112/Ce). Del resto, l’articolo 21-bis contiene disposizioni d’ordine formale, mentre sul piano sostanziale le note di variazione sono disciplinate dall’articolo 26 del Dpr 633/1972, che non è stato modificato dalla normativa di recepimento della fatturazione comunitaria (direttiva 2010/45/Ue).
Di conseguenza, per le note di accredito resta la completa libertà di forma che ha sempre caratterizzato questi documenti: non sarebbe utile, infatti, introdurre una nota di credito semplificata in un sistema già libero da vincoli. Il fatto che la forma semplificata riguardi solo le fatture sembra avvalorato anche dalla lettera della norma: l’articolo 21-bis fa riferimento alla «fattura rettificativa di cui all’articolo 26» e qui le regole sulla fatturazione (articolo 21) sono richiamate solo in riferimento ai documenti attivi. Inoltre, per la nota semplificata è prevista la menzione obbligatoria del documento originario che si va a rettificare: un adempimento che, laddove si volesse considerare valido anche per le note di credito, mal si concilierebbe con l’intento di semplificazione (l’articolo 26 per i documenti “ordinari” non prevede questa indicazione). Questo insieme di circostanze induce a ritenere la fattura rettificativa semplificata come forma speciale di fattura integrativa (sempre obbligatoria) prevista al comma 1 dell’articolo 26 che, pertanto, può essere emessa – a scelta dell’operatore – secondo le regole ordinarie sulla fatturazione contenute nell’articolo 21 o in base alla disciplina semplificata del nuovo articolo 21-bis.
Qui si innesta un problema legato all’ammontare della nota: la fattura semplificata è ammessa per importi fino a 100 euro, ma questa soglia, per come è scritta la norma, non sembra estesa anche alla fattura rettificativa, cosicché essa sarebbe utilizzabile a prescindere dall’importo della variazione (in aumento).
Un altro punto da chiarire riguarda la fatturazione delle operazioni non territoriali, per le quali, se rese a un operatore Ue, si deve emettere fattura solo se il cessionario/committente è debitore dell’imposta in un altro Stato comunitario secondo il meccanismo dell’inversione contabile. In queste ipotesi, l’eventuale scelta cautelativa di rilasciare comunque la fattura non è priva di effetti sostanziali, dato che l’ammontare di queste operazioni partecipa alla quantificazione del volume d’affari. Per effetto della riforma, infatti, la base di calcolo di tale grandezza è stata ampliata e comprende ora anche le operazioni non territoriali.
Questa scelta, peraltro, può complicare il rimborso del l’Iva a favore dei soggetti passivi con operazioni non imponibili superiori al 25% del totale delle operazioni effettuate. Sarebbe opportuna un’interpretazione dell’amministrazione finanziaria che – poiché per il rimborso non si fa riferimento al concetto di volume d’affari ma di operazioni effettuate – autorizzasse l’esclusione delle operazioni non territoriali dal calcolo dell’ammontare.

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