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Fattura elettronica senza sconti

Fatture elettroniche e pagamenti interamente tracciabili non salvano il contribuente dagli accertamenti analitico-induttivi. E la trasmissione telematica al fisco dei dati delle operazioni (assolvibile anche mediante fatturazione elettronica) non consente l’eliminazione del reverse charge, laddove previsto dalla legge. Ad affermarlo è Rossella Orlandi, direttore dell’Agenzia delle entrate, intervenuta ieri in audizione presso la commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria. Un appuntamento che è servito anche per fornire i dati aggiornati su diversi progetti di digitalizzazione del fisco, dall’operazione 730 precompilato alla fatturazione elettronica verso la p.a. e tra operatori privati.

Andamento precompilata. Alla data del 18 luglio le dichiarazioni inviate direttamente all’Agenzia da parte dei contribuenti erano 1,9 milioni, con un incremento di circa il 35% rispetto a quelle trasmesse nello stesso periodo dell’anno precedente. Un dato che potrebbe crescere ulteriormente nelle prossime ore, in vista della scadenza di domani: sono infatti 400 mila i modelli modificati e salvati dai contribuenti, ma «parcheggiati» prima della trasmissione. Tra le novità di quest’anno c’era la possibilità di presentare direttamente online il 730 in forma congiunta, senza più doversi rivolgere al sostituto d’imposta o a un intermediario. Ad oggi sono in 93 mila i soggetti che si sono avvalsi di tale facoltà.

Fattura p.a. La fatturazione elettronica, obbligatoria per le forniture verso gli enti pubblici, viaggia ormai «nel senso della stabilità», osserva Orlandi. Nel 2016 sono stati gestiti dal Sistema di interscambio circa 2,6 milioni di file fattura al mese, con un tasso di scarso ridotto al 4,19% lo scorso mese di giugno (contro il 18% del 2014 e il 16% di inizio 2015). Nonostante il bilancio positivo, l’amministrazione sta valutando alcuni miglioramenti al sistema, nell’ambito del tavolo tecnico coordinato da AgId. «È stato deciso di introdurre ulteriori controlli automatici rispetto a quelli già in essere», spiega il direttore, «che mirano a rilevare eventuali errori formali sulle fatture, mentre le verifiche di correttezza sostanziale sono effettuate dalle amministrazioni destinatarie».

Fattura «b2b». Per quanto riguarda la fatturazione elettronica tra soggetti privati, ai sensi di quanto stabilito dal dlgs n. 127/2015, lo scorso 1° luglio l’Agenzia ha reso disponibile sul proprio sito la prima versione del servizio per generare, trasmettere e conservare i documenti fiscali. A 18 giorni dal debutto, l’applicativo è stato utilizzato da 13.730 utenti: imprese, artigiani e professionisti hanno creato più di 2.700 fatture e portato in conservazione sostitutiva oltre 1.000 documenti. «A fronte di questi numeri il contact center ha ricevuto solo 253 chiamate», aggiunge Orlandi, «l’incidenza del numero di richieste di assistenza sul numero degli utenti è pari all’1,84%. Questo dato, riferito a un servizio nuovo, ci rende fiduciosi che gli sforzi operati per rendere intuitivo l’utilizzo del servizio e per definire un help on line efficace sono stati utili ai contribuenti».

Presunzioni e reverse charge restano. Oltre alle semplificazioni sugli adempimenti previste dalla legge per incentivare la fatturazione elettronica (spesometro, black list, Intrastat ecc.), è stato chiesto all’Agenzia di valutare la possibilità di escludere dagli accertamenti analitico-induttivi i soggetti che garantiscono la piena tracciabilità dei pagamenti. Proposta però rigettata dall’amministrazione finanziaria, in quanto la digitalizzazione del rapporto «non escluderebbe a priori i casi di cessioni di beni e prestazioni di servizi in nero (cioè non fatturati e pagati in contanti), situazione non poco diffusa nel nostro paese», puntualizza Orlandi. Negativa pure la risposta sull’ipotesi di eliminare l’inversione contabile sulle operazioni regolate in modalità digitale: la fatturazione elettronica, infatti, «appare complementare, piuttosto che alternativa, per garantire il contrasto all’evasione», chiosa il direttore, «inoltre l’esame della normativa comunitaria porta a escludere che l’adozione della trasmissione telematica dei dati o delle fatture possa limitare o condizionare l’ambito di applicazione del reverse charge».

Valerio Stroppa

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