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Fattura elettronica, così non va

Brusca frenata per la fattura elettronica. Il Garante della privacy, con il provvedimento n. 481 del 15 novembre 2018 (si veda ItaliaOggi del 17 novembre) avverte l’Agenzia delle entrate che l’operazione «fattura elettronica», se parte così com’è, andrà sicuramente a violare le norme del regolamento Ue sulla protezione dei dati n. 2016/679.I difetti elencati dal Garante sono giganteschi e manifestano una sottovalutazione delle disposizioni a tutela della riservatezza dei contribuenti e non solo. Si profila, se non interverranno sensibili correzioni di rotta, un panorama sconcertante: una mole di dati su acquisti, consumi, abitudini, tutto o quasi tutta della vita delle persone riflessa in documenti contabili; una montagna di informazioni, dunque, che per di più viaggia su canali non sicuri e con documenti non cifrati. Un bottino di informazioni messo lì in attesa del malintenzionato che non aspetta altro che una ghiotta occasione.

Che cosa succede ora?

Il garante da un lato ha avvisato che così continuando ci sono violazioni della privacy, e dall’altro lato ha ingiunto all’Agenzia delle entrate di far conoscere le iniziative assunte per mettersi in regola «allorché gli obblighi di fatturazione elettronica divengano pienamente operativi».

Tradotto: o l’Agenzia delle entrate aggiusta il tiro o andrà incontro alla contestazione delle violazioni alla privacy. Questo significa possibilità di bloccare tutto quanto e anche di applicare una pesantissima violazione amministrativa, che può arrivare a 20 milioni di euro.

Rimane lo sconcerto causato dal fatto che il regolamento europeo è entrato in vigore a maggio del 2016. Vediamo, comunque, i rilievi formulati dall’autorità presieduta da Antonello Soro.

E-fattura. Dal 1° gennaio 2019 parte l’obbligo di fatturazione elettronica delle cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra due operatori Iva (operazioni Business to Business, o B2B), ma anche a quelle effettuate verso un consumatore finale (operazioni Business to Consumer, o B2C).

La fattura, da emettere in un particolare formato elettronico (xml), passerà necessariamente attraverso il Sistema d’interscambio (Sdi), messo a disposizione dal ministero dell’economia e delle finanze e gestito dall’Agenzia delle Entrate.

Lo Sdi è una specie di postino elettronico e l’Agenzia delle entrate conserverà di tutti i dati presenti nelle fatture emesse. Tali fatture possono essere usate per i controlli fiscali.

La denuncia del Garante. Il Garante denuncia che il Fisco non ha considerato adeguatamente i rischi per la privacy delle persone e non ha adottato misure tecniche e organizzative adeguate.

Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica implica, infatti, un trattamento sistematico di dati personali su larga scala, anche di categorie particolari di dati, potenzialmente relativi ad ogni aspetto della vita quotidiana, che presenta un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, richiedendo, per questo, l’effettuazione di una valutazione di impatto ai sensi dell’articolo 35 del Regolamento.

Tra l’altro l’Agenzia delle entrate non ha preventivamente consultato il Garante. Se lo avesse fatto, probabilmente le criticità si sarebbero potute evitare.

Grande fratello fiscale. L’operazione dello scambio, attraverso il canale fiscale, delle fatture tra privati e la conservazione delle stesse significano creazione di un magazzino elettronico infinito di informazioni.

Questo perché l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di «postino», archivia non solo i dati relativi agli fiscali, ma la fattura tutta intera.

Così nei data base dell’Agenzia fiscale ci sono tutte le informazioni sui beni e i servizi ceduti, descrizione delle prestazioni, i rapporti fra cedente e cessionario e altri soggetti, sconti applicati, fidelizzazioni, abitudini di consumo, dati obbligatori imposti da specifiche normative, con particolare riguardo ai trasporti, alle forniture di servizi energetici o di telecomunicazioni (tipologie dei consumi, fatturazione dettagliata, regolarità dei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti). Senza contare poi che ci possono essere dati particolari e giudiziari, rilevabili da fatture elettroniche emesse, ad esempio, da medici, avvocati e in genere operatori attivi nel settore sanitario o giudiziario.

Nonostante ciò l’Agenzia non ha individuato al riguardo nessuna specifica misura di garanzia. Eppure nelle mani del fisco andrebbe ogni aspetto della vita quotidiana della totalità della popolazione, senza proporzione con l’obiettivo istituzionale dell’erario e senza neanche un avviso alla persone di non esagerare nell’inserimento dei dati in fattura.

Antonio Ciccia Messina

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