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E-fattura differita: la data «fine mese» va ammessa

In caso di fattura differita è possibile emettere il documento con data “fine mese” e inviarlo successivamente, senza alcuna conseguenza in termini sanzionatori? È la domanda che si pongono in questi giorni molti professionisti e imprese. Una risposta positiva agevolerebbe l’operatività di molti soggetti (alcuni dei quali “imbrigliati” nei meccanismi dei software gestionali) e non rappresenterebbe di certo un maggior ostacolo all’attività di controllo. Servirebbe però una conferma ufficiale o, quanto meno, una ragionevole spiegazione di un orientamento contrario. Questo perché a frenare una risposta positiva al quesito iniziale è una rigida interpretazione dei chiarimenti forniti con la circolare 14/E/2019 e con le Faq pubblicate sul sito di Assosoftware.

L’avvento della e-fattura non ha modificato le regole sulla fatturazione differita, ma solo le modalità di gestione del documento. Il comma 4 dell’articolo 21 del decreto Iva stabilisce, infatti, che la fattura differita va emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. In caso di documento elettronico, ciò dovrebbe semplicemente significare che la trasmissione del file deve avvenire entro tale data. La condizione per il differimento consiste nell’indicazione del dettaglio delle operazioni. Per le cessioni di beni tutto ciò si traduce nella possibilità, ad esempio, di riepilogare in fattura gli estremi dei Ddt.

Va poi ricordato che, da luglio, la fattura deve riportare la data d’effettuazione dell’operazione. La circolare 14/E sottolinea come «sia possibile indicare una sola data, ossia, per le fatture elettroniche via SdI, quella dell’ultima operazione» laddove la norma già contempli l’obbligo di un riferimento certo al momento d’effettuazione dell’operazione (ad esempio per le cessioni di beni la cui consegna o spedizione risulti da Ddt). Il riferimento alla “possibilità” d’indicare (nel campo data fattura) la data dell’ultimo ddt, oltre all’assenza d’indicazioni normative al riguardo, dovrebbe lasciar spazio a soluzioni differenti, come l’utilizzo della data di un altro Ddt (che non sia l’ultimo di quelli riepilogati) o, perché no, della data di “fine mese”.

Inoltre, come ammesso anche nella circolare 14/E, con la fatturazione elettronica non è nata «una nuova od alternativa modalità di emissione differita», ben potendo il documento portare una data del mese successivo fino al giorno 15; tutto questo, ovviamente, a condizione di liquidare correttamente l’imposta nel mese d’effettuazione delle operazioni e di rispettare in fattura gli obblighi informativi in relazione al momento impositivo.

Se, dunque, (come si legge nelle Faq di Assosoftware) è possibile indicare la data di un Ddt qualsiasi del mese e trasmettere il file entro il 15 del mese successivo, così come generare e inviare la fattura entro il medesimo termine, non si comprende davvero perché non dovrebbe esser possibile datare la fattura a “fine mese” e trasmetterla nei 15 giorni successivi. D’altronde, come osservato anche nella nota congiunta Anc-Confimi del 18 luglio scorso, «non si riesce proprio ad ipotizzare quale diverso impatto possa avere […] la trasmissione il 15/10 di una fattura con data 28/9 rispetto alla trasmissione, sempre il 15/10, di una datata 30/09».

Inoltre, il dettato normativo non sembra escludere l’ipotesi della fattura differita datata entro il 15 del mese successivo (10 ottobre, per esempio) a quello di effettuazione (settembre) e trasmessa successivamente, seppur nel rispetto del termine ultimo (15 ottobre).

D’altronde, l’invio ritardato del file rispetto al momento della sua generazione sembra riconosciuto con riferimento alle fatture “immediate” dalla stessa circolare 14/E, secondo la quale la «data del documento dovrà sempre essere valorizzata con la data dell’operazione e i 10 (rectius, 12) giorni citati potranno essere sfruttati per la trasmissione del file della fattura».

È pertanto auspicabile che le Entrate si esprimano chiaramente in senso favorevole alla possibilità di trasmettere la fattura differita entro il 15 del mese successivo, a prescindere dalla data indicata nel documento, essendo sufficienti il rispetto degli obblighi “informativi” previsti dall’articolo 21 del decreto Iva e la corretta liquidazione dell’imposta.

 

Matteo Balzanelli

Massimo Sirri

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